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L’asse archeofuturista di Aleksandr Dugin, da Platone a Heidegger

L’intera speculazione filosofico-politica duginiana è un coraggioso tentativo di squadernare inediti scenari ermeneutici, simbolici e narratologici grazie ai quali comprendere – e demiurgicamente orientare – un nuovo orizzonte comunitario di senso e destino.

Se la Quarta Teoria Politica rappresenta un cantiere aperto per l’elaborazione di una dottrina e prassi politica capace di oltrepassare le tre grandi narrazioni ideologiche del Novecento (liberalismo, comunismo, nazi-fascismo) secondo un asse archeofuturista che collega istanze tradizionali a scenari postmoderni, il Platonismo politico costituisce una formula per tematizzare nuovamente in senso assiale, tradizionale e organicista l’assetto del Politico, attraverso uno sforzo rivoluzionario-conservatore volto a ripensare sulla base di una “topografia verticale” e di una “politica trascendente” l’assetto complessivo della vita aggregata dell’uomo del nuovo millennio

Idee e spunti sulla trappola liberalista tratti dall’intervento di Aleksandr Gel’evič Dugin a “Identitas”, Udine 2019 (parte prima)

Come spesso mi capita quando mi reco ad ascoltare dei personaggi di un certo rilievo a una conferenza su temi di mio interesse, anche in questo caso, forse e probabilmente anche più di altre volte, vuoi per il tema stesso vuoi per la modalità di dialettica messa in campo dagli esperti, sono fioccati in me molti spunti di riflessione che ho tentato di riassemblare mentalmente man mano che, discorso dopo discorso, il filone della conferenza stava delineandosi. Identità, una parola e soprattutto un concetto che non esagererei a definire come il cardine sul quale poggiano e ruotano svariate mie iniziative; quelle interne al “Forum Julii Project” ad esempio, ma non solo. Persino le prime interviste amatoriali ai parenti, nel 2008, avevano a che fare con l’identità. Da appassionato di storia, di eventi e contesti del passato, di territorio, di etnie, di geografia, di cultura, di tradizioni, di storie più meno sconosciute, l’identità per me si può dire che sia tutto, tanto più se in essa convergono le più profonde ed essenziali spiegazioni di Francesco Catona e Raffaele Morelli (due psicoterapeuti, a mio avviso, brillanti e di fama nazionale) rispetto al senso dell’esistenza umana. Ma evitando di partire con parentesi quanto mai generiche e dispersive, cerco ora di concentrarmi e di arrivare al punto. Vorrei infatti proprio cominciare da ciò che più mi ha colpito internamente alla conferenza suddetta.

PER UNA DECOSTRUZIONE DELLA DEMOCRAZIA

La democrazia oggi non può essere discussa obiettivamente. Essa non è un concetto neutrale: dietro la «democrazia», intesa come regime politico e corrispondente sistema di valori, si cela l’Occidente, l’Europa e gli Stati Uniti. Per costoro la «democrazia» rappresenta una forma di culto laico o uno strumento di dogmatica politica, per cui, per essere pienamente accettati nella società occidentale, è necessario essere da principio «per» la democrazia. Chi la mette in discussione cade fuori dal campo della correttezza politica. […]

È allora opportuno ricordare che la democrazia non è un concetto autoevidente. Essa può essere accettata o respinta, istituita o demolita. Sono esistite società splendide senza democrazia e società detestabili con la democrazia, ma anche l’esatto contrario. La democrazia è un progetto umano, una costruzione, un programma, non un destino. Può essere scartata o accolta. […] Elevarla al rango di dogma e negare le sue alternative chiude alla possibilità stessa del libero dibattito filosofico. […]
 

Coronavirus, il naufragio del modello liberale e “la quarta teoria politica”

A ben vedere, mai nessuno avrebbe pensato che si sarebbe arrivati all’emanazione di provvedimenti draconiani di tal fatta per limitare il pericolo di contagio, provvedimenti che mettono in seria discussione la garanzia dei diritti fondamentali. È interessante rilevare come i decreti posti in essere dal governo italiano per fronteggiare questa situazione appaiano più simili a quelli della autoritaria Cina che a quelli adottati dai liberali paesi anglosassoni, e come si guardi giuridicamente a un modello orientale piuttosto che a quello occidentale. Nel frattempo l’Unione europea, da sempre sostenitrice dell’austerità economica e di quello che Giulio Sapelli definisce “ordoliberismo”, pare disponibile a fornire aiuti e flessibilità per fronteggiare questa pandemia, nonostante le dichiarazioni della neopresidente della Bce Christine Lagarde.

HEIDEGGER, GUÉNON E IL MULTIPOLARISMO

È importante premettere che applicare le categorie del pensiero heideggeriano, così come gli studi tradizionali di René Guénon, alla geopolitica, è sempre un’operazione estremamente complicata, rischiosa e suscettibile di possibili fraintendimenti. Tuttavia la diretta discendenza della geopolitica dalla geografia sacra e dalla stessa conoscenza sacra, come spesso sottolineato da Claudio Mutti, teoricamente potrebbe rendere questo procedimento più scorrevole. È altresì importante sottolineare che tanto per la geopolitica quanto per la geografia sacra il concetto di Polo ricopre un ruolo cruciale, e che per entrambe lo spazio è più importante del tempo. Partendo da questo presupposto si può sviluppare l’idea di multipolarismo (o policentrismo) utilizzando come punti di riferimento due modelli filosofici che, seppur distanti, mostrano rilevanti punti di convergenza.

Evola cavalca la tigre in questa postmodernità

Nell’epoca contemporanea assistiamo a un’idolatria nei confronti del liberismo, fenomeno che ha portato a un aumento della ricchezza mondiale. L’uomo, tuttavia, non si pasce serenamente di questo benessere economico in quanto rileviamo un acuirsi delle patologie mentali, soprattutto nei paesi industrializzati. Se oggi è facile dimostrare una connessione tra questi due fenomeni, nel secolo scorso farlo era assai più arduo. Julius Evola ci aveva però avvertiti delle nefaste conseguenze a cui si sarebbe giunti seguendo il globalismo e aveva rigettato l’idea di progresso infinito. In Cavalcare la tigre il filosofo aveva evidenziato le caratteristiche che l’uomo differenziato deve avere per affrontare il Kali Yuga.

SOGGETTO RADICALE E TRADIZIONALISMO COME RISPOSTA AL MONDO POST-MODERNO

A distanza di qualche mese dall’uscita de Il sole di mezzanotte. Aurora del soggetto radicale[1], ho il piacere di tornare a parlare di Aleksandr Dugin in Ereticamente (precedente saggio reperibile a questo link: https://www.ereticamente.net/2019/08/la-catabasi-del-soggetto-radicale-f...). La circostanza che mi conferisce questa lieta possibilità è l’uscita di Teoria e fenomenologia del Soggetto Radicale (AGA-Cusano Milanino, 2019, 432 pagine, 28,00 euro), saggio curato da Francesco Marotta, Andrea Scarabelli e Luca Siniscalco, in cui il filosofo russo approfondisce in maniera esaustiva le teorie già presentate nel precedente opuscolo. Il libro è impreziosito anche da alcuni apparati critici e da appendici che aiutano a sviscerare meglio i concetti in esso presenti.

La prospettiva di Dugin

Il problema della decadenza dell’Occidente e delle conseguenze a livello planetario di questa sua condizione non sono affrontabili facilmente. Gli aspetti economici si mescolano a quelli sociali, in un meccanismo che li rende reciprocamente causa ed effetto, portandoli quindi a condizionarsi vicendevolmente. Tale meccanismo sancisce perciò l’inutilità di qualsiasi tentativo di analisi basato sulla divisione netta tra i due mondi.

La fine del comunismo capitata oramai trenta anni fa e simboleggiata dalla caduta del muro di Berlino (muro di separazione voluto sì dai sovietici ma anche dalle potenze occidentali che ne hanno da poco celebrato ipocritamente la scomparsa) ha rivitalizzato il capitalismo dando l’abbrivio alla sua forma attuale di neo-liberismo. 

INTRODUZIONE A NOOMACHÌA. LEZIONE 10. LA NOOMACHÌA NEL XXI SECOLO

Siamo così giunti al termine dell’ultima lezione di questo corso introduttivo alla Noomachìa. Ciò di cui abbiamo appena discusso è la spiegazione metafisica per sommi capi della Noomachìa nel XXI secolo. Al termine di questo corso, possiamo domandarci dove si trova la Serbia in questo momento della Noomachìa. Questa è una questione aperta e non possiamo rispondere astrattamente. Spetta al popolo serbo, così come agli altri, decidere il proprio posto. Ma è importante sottolineare che questa decisione sarà possibile solo fino a quando giungeremo al «momento della singolarità». Abbiamo quindi un tempo molto limitato a nostra disposizione. Finché esiste il Dasein, la scelta è sempre possibile. Ma quando saremo irreversibilmente rimpiazzati dall’intelligenza artificiale e privati della nostra mortalità, condizione di esistenza del Dasein secondo Heidegger, smetteremo di essere ciò che siamo e perderemo irreversibilmente la possibilità della decisione. Oggi abbiamo ancora un piccolo lasso di tempo dinanzi a noi, ma ciò a cui stiamo andando incontro è molto più terribile e orribile della tortura, di una catastrofe, della morte stessa. È la fine del Dasein umano per come lo conosciamo.

 

IL LOGOS DELL’EUROPA: CATASTROFE E ORIZZONTI DI UN ALTRO INIZIO

La moderna civiltà europea rappresenta la continuazione storica della civiltà mediterranea. Questa continuità è dominata dalla componente indoeuropea, dacché la tradizione indoeuropea costituisce la principale matrice linguistica e culturale dell’Europa. Se ripensiamo alla ricostruzione del sistema trifunzionale ad opera di Dumezil, otterremo immediatamente una mappa sociologica dell’Europa, la cui struttura sociale è dominata dal principio costantemente riprodotto delle tre caste dominanti: sacerdoti, guerrieri e produttori. In effetti, nelle varie fasi storiche europee e sotto nomi diversi, non incontriamo altro che tale stratificazione sociale.

INTRODUZIONE A NOOMACHÌA. LEZIONE 9. IL LOGOS SERBO

Possiamo dire che la Serbia di oggi rappresenti un simulacro della vera Serbia. Un simulacro archeomodernista, in parte arcaico e in parte perverso, caricaturale. Pertanto, anzitutto dobbiamo risolvere questo problema restaurando l’autenticità serba, il puro Stato che si nasconde dietro il simulacro, estraendone il grano di verità. Ad oggi vi è uno Stato serbo, che è già qualcosa; forse un po’ goffo, nondimeno esso esiste, e va visto come un’opportunità. Certo, di per sé non è una risposta. Ma la sua esistenza rappresenta un valore positivo. Il popolo serbo, la tradizione serba, la cultura serba, il retaggio serbo, lo Stato serbo, la Chiesa serba. Tutto ciò ad oggi esiste e non è poco.

 

INTRODUZIONE A NOOMACHÌA. LEZIONE 7. IL LOGOS CRISTIANO

ossiamo formulare alcuni principi generali riguardanti la dottrina cristiana. In primo luogo, dal punto di vista noologico e geosofico, il Logos Cristiano è evidentemente apollineo. I concetti del Dio Padre celeste, della Santa Trinità, della trascendenza del Creatore nei riguardi della stessa Creazione, tutto ciò ha generato un Logos tipicamente apollineo e patriarcale, con una organizzazione dello spazio metafisico completamente verticale. Abbiamo a che fare con il Padre celeste trascendente situato in Paradiso che crea il mondo. Tale atto della creazione rappresenta una discesa dall’alto verso il basso, dall’eternità al tempo, dal Paradiso alla Terra, da Dio all’uomo e alle altre creature. La relazione tra il Creatore e il Creato è dunque di tipo gerarchica, con il Creato che deve sottomettersi al Creatore. Questa verticalità costituisce l’essenza stessa della tradizione cristiana. Alle radici dei princìpi dogmatici fondativi vi è una logica puramente apollinea. Tutte e tre le figure della Sacra Trinità sono inoltre maschili, e questo da un punto di vista simbolico è molto significativo.

IL RITORNO DI SETTEMBRINI E NAPHTA NEL VENTUNESIMO SECOLO

Il 21 settembre 2019, l’Istituto Nexus – uno degli istituti intellettuali più prestigiosi che mantengono vivo lo spirito dell’umanesimo europeo – ha celebrato il suo 25° anniversario con un simposio pubblico dal titolo «The Magic Mountain Revisited: Cultivating the Human Spirit in Dispirited Times» (La montagna incantata rivisitata: coltivare lo spirito umano in tempi di scoramento), sulla scia del romanzo fondativo dell’Istituto Nexus, La montagna incantatadi Thomas Mann.Il Simposio Nexus si è aperto con un duello intellettuale tra i due filosofi Bernard-Henri Lévy e Aleksandr Dugin, presentato come la rivisitazione del XXI secolo dei famosi dibattiti tra Settembrini e Naphta nel romanzo di Mann. Di seguito è riportata la trascrizione di questo duello.

 

Il Russiagate visto da Mosca

Siamo di fronte a un attacco pretestuoso a Salvini, a una fake news. I liberali utilizzano sempre questi sistemi per screditare i propri nemici. Salvini non ha ricevuto niente dal Cremlino, anche perché le sue relazioni con la Russia erano trasparenti. Salvini ha sempre detto che Putin è un suo punto di riferimento, ne apprezza infatti la difesa dei valori tradizionali e conservatori. Salvini ha sposato liberamente queste convinzioni sulla base di una condivisione morale e politica, non per interesse materiale ed economico.

Putin, è vero, ha condizionato la politica americana, ma non nell’accezione che intendono i liberali. Putin ha influenzato gli americani perché li ha indotti con il suo esempio a votare per un personaggio, Trump, che come lui che ha dichiarato guerra alle élite. Trump ha usato Putin come modello per vincere le lezioni. In questo senso è stata certa e positiva l’influenza di Putin sulle elezioni americani.

Il Deserto dei Tartari.L'ufficiale Drogo e la fine del mondo

Qual è il segreto del fascino di questo romanzo breve dalla prosa scarna e veloce? Perché è un capolavoro quest'opera di Dino Buzzati tanto da riuscire trasfigurarsi in un analogo doppio nell'affascinante film di Valerio Zurlini (1976)? Con poche pennellate Buzzati riesce creare per evocazione allusiva immensi paesaggi umani e naturali. Con poveri cenni si aprono silenzi leopardiani, vertigini mistiche, e si condensa in poche semplici parole un epos eroico più interiore che fattivo, più amato e percepito nelle sue potenzialità che vissuto pienamente. Drogo incarna come forma-simbolo universale tutta l'umanità della Fortezza, tutta l'umanità del mondo colta nei suoi aspetti virili ed eroici. Essi vivono incorporati in una Fortezza che vive anch'essa, come un'estensione del loro corpo, testimone spirituale delle tensioni ideali che custodisce. Essi vivono nel medesimo travaglio esistenziale postmoderno di Oreste, ultimo re di Sparta, dato dal non essere più nel Mito e nella sua gloria e non ancora nella Storia, quale ritorno del Mito nel tempo, quale epifania di “quell'Ora della Gloria” tanto desiderata e per la quale sacrificare lo scorrere della vita.

La catabasi del Soggetto Radicale

In una società come la nostra, fondata esclusivamente sul concetto di homo oeconomicus, in cui a farla da padrone sono il danaro, i fatturati e i profitti commerciali, appare incredibile il fatto che i libri di Aleksandr Dugin, uno dei filosofi odierni più discussi dai media e pertanto richiesti dai lettori, vengano improvvisamente rimossi da Amazon, l’internet company più grande al mondo. Il motivo è presto detto. L’Autore russo ha avuto la malaugurata idea di lanciare un guanto di sfida al mainstream, pubblicando una serie di volumi nei quali contesta in maniera precisa e puntuale il pensiero unico. Sul punto ci soccorre il lavoro di Eugenio Capozzi, che ha evidenziato come l’ordine costituito sia abile nell’utilizzare le pastoie del politicamente corretto con un’impostazione da “catechismo civile” per censurare coloro che manifestano idee differenti da quelle accettate dalle culture egemoni, rilevando che esso rappresenta: «L’espressione di un’ideologia, impostasi nelle società occidentali nell’ultimo mezzo secolo, paradossalmente mentre il luogo comune dominante sosteneva la morte delle ideologie»  trattandosi di: «un’incarnazione estrema del progressismo, fondata su un relativismo etico radicale, e su un’idea altrettanto radicale dell’autodeterminazione del soggetto.»

Anima stante e non cadente

I libri di Evola sono costruiti attorno a ciò che è libero, già libero, non a ciò che deve ancora liberarsi (e la liberazione è riservata a pochi, non a tutti; sarebbe un’ingenuità credere il contrario: tutto il resto sarà gettato via, nella spazzatura). È il potere ritrovato, identificato, scoperto, un potere che, per così dire, si ferma solo davanti a se stesso, autoipnotizzandosi. L’osservatore si contempla, dando occasionalmente un’occhiata a ciò che lo circonda. Ciò che guarda viene trasferito nella zona astratta, sradicato, bruciato, reso differenziato. I libri e i testi di Evola, insieme ai suoi gesti e alle sue parole, alle sue passioni e posizioni, sono sguardi dell’osservatore. Possono cadere su qualsiasi cosa: sullo sport (Evola considerava lo sci una degenerazione e l’alpinismo un’occupazione aristocratica), sulla droga (in Introduzione alla magiavengono date istruzioni dettagliate su come sniffare l’etere), sul jazz negro (Evola non amava le danze dei neri), e così via. L’osservatore guarda sempre attraverso, nonché sempre in direzionecontraria rispetto a quanto va di moda all’esterno.

Su “Il Sole di Mezzanotte” di Aleksandr Dugin

Qualche giorno fa mi trovavo a Siena, ed ero seduto assieme a mia moglie sui muretti che circondano la straordinaria piazza Duomo. Vi ero stato una sola volta, in precedenza, e non mi ero del tutto soffermato sulla facciata della Cattedrale. Complice il tramonto, cheproiettava ombre dechirichiane sulle geometrie basse e raggi infuocati su quelle alte, e mio alleato un buon bicchiere di Chianti (rigorosamente naturale), mi sono concentrato sul ciclo di statue di Giovanni Pisano: un unicum, per il gotico italiano, dentro al quale da sinistra a destra, tutta la Tradizione occidentale annuncia la Venuta di Cristo. Platone, Abacuc, la Sibilla, Re David, Re Salomone e Mosè; Isaia, Balaam, Maria e per chiudere, Aristotele. Tutti a cornice del portale centrale, sovrastato dall’enorme Trigramma di Cristo: un Sole frecciato di color bronzeo.

L’EURASITISMO DI ALEXANDR DUGIN

Il pensiero di Dugin è estremamente complesso, l’obbiettivo di questo breve articolo non è certamente quello di esaurire tale complessità o condensarla in poche battute che farebbero perdere necessariamente la ricchezza rivoluzionaria di questo autore. Quello che mi propongo invece è molto limitato: capire perché Dugin sia oggi l’intellettuale più odiato ed avverso dall’intero mondo occidentale.

Basterebbe informarsi sul contenuto o leggere direttamente l’opera principale di Dugin, ovvero La quarta teoria, per comprendere quanto il nazismo e il comunismo stalinista siano lontani rispetto alle sue idee politiche e geopolitiche. Dugin la chiama quarta teoria perché viene dopo i tre grandi paradigmi politici della storia, ovvero quello pre-moderno, quello moderno e quello post-moderno. Alla modernità appartengono le tre grandi teorie politiche (che non sono solo teorie politiche, ma vere e proprie visioni del mondo) della nostra storia recente: il liberalismo, il comunismo e il nazionalismo e ad esse Dugin dedica un ampio spazio di analisi dei loro rapporti reciproci.

Dugin e la rivoluzione contro la postmodernità

Come reagire all’estrema follia del nichilismo, che l’intuito visionario di Nietzsche preconizzò quale incubo dell’ultimo uomo? Quale risposta fornire ad una società e una vita liquide (Baumann), nelle quali i confini, le certezze, le identità individuali e collettive, i riferimenti culturali e sociali si diluiscono in un indistinto caos?  Quale alternativa fattuale prospettare alla scientifica decostruzione di tutto ciò che è stabile ed ha forma, al nomadismo omologante, all’incertezza frustrante di moltitudini individualistiche e parcellizzate che, disperate, non riescono ad uniformarsi agli standard e agli schemi imposti dalla società dei consumi e si riducono a masse sradicate di aspiranti consumatori, schiavizzati all’interno del ciclo economico dello sfruttamento turbocapitalista globalizzato? Come ridare forma ad un mondo dove il mercato e non più l’agorà è il centro della polis e l’essere umano – rinnegati gli archetipi dell’uomo e della donna – viene privato persino della sua basilare identità di genere?

Il tour di Dugin in Italia (giugno 2019)

Così  spiega il prof Aleksandr Dugin ai giovani della Lega  della zona del varesotto, riuniti in un’ala del Castello di Monteruzzo. Siamo entrati in aula: è un sabato pomeriggio piovoso a Castiglione Olona: dagli spalti del castello di  Monteruzzo  si scorgono le  verdi colline   e la pianura  dove il Barbarossa si scontrò con Alberto da Giussano nel 1176.  Racconta un giovane  leghista di Varese: “ dopo la sconfitta, l’Imperatore si rifugiò  proprio in un castello di questa zona“. La Lega Giovani (    ex Giovani Padani)  ha organizzato una insolita lezione di alta strategia politica con il prof. Alexandr Dugin : quasi  un master per  una scuola quadri,  con  due ore fitte di analisi del presente e del futuro e  con una raccomandazione finale fatta dal politologo russo ai giovani emuli di Alberto Da Giussano: “siate lieti di vivere in questo tempo  rivoluzionario”. Il Barbarossa di oggi è il liberalismo estremo – spiega;  gli allievi ascoltano in silenzio la dotta e a volte complicata spiegazione del politologo al centro di polemiche e  di diktat del mondo accademico  tradizionale romano e siciliano.
La lezione ( uno dei tanti appuntamenti del tour culturale che in questo mese vede Dugin  in molte città  e università italiane, organizzato da Europa) verte su liberalismo e comunismo e fascismo che, spiega Dugin, sono  vecchie e obsolete ideologie  del novecento superate dal populismo. Dugin teorizza una quarta teoria politica , esposta in un voluminoso volume. Affari era in aula e vi racconta la lunga lezione del professore russo.

La Quarta Teoria Politica. Il soggetto storico e il nemico ontologico

I tempi tristi che viviamo evidenziano la presenza di una crisi non “congiunturale” ma “di sistema”, di una crisi cioè che mette in discussione per inerzia le fondamenta del sistema dominante, obbligando conseguentemente i pensatori meno conformisti ad immaginare “vie di fuga” che permettano in prospettiva di aprire i “tempi nuovi”. Uno dei filosofi contemporanei che in maniera sistematica e lucida sta indicando una strada per uscire dall’impasse è certamente Aleksandr Dugin, pensatore di prestigio internazionale che ha elaborato la famosa “Quarta Teoria Politica”. La Quarta Teoria Politica è una mirabile costruzione dottrinaria che, sulla base di una lettura non convenzionale dei principali processi storici passati e recenti, offre gli strumenti ermeneutici indispensabili per cogliere la vera natura totalitaria del liberalismo odierno, uscito indiscusso vincitore dalle guerre culturali novecentesche combattute contro la seconda teoria politica- ovvero il comunismo- e la terza teoria politica- i fascismi. Ogni teoria politica degna di questo nome, continua Dugin, pone al centro della sua costruzione ideologica un “soggetto storico” di riferimento, la “classe” per i comunisti” e la “razza” per i nazisti”, mentre il liberalismo classico di stampo post-illuministico (prima teoria politica), “padre” della modernità sorta sulle ceneri dell’ancien regime, poneva e pone al centro del suo ragionamento “l’individuo” e il “denaro”.

Dugin e Chomsky ovvero Voltaire e l’Illuminismo immaginario

In queste ultime ore le alterne vicissitudini della filosofia mondiale hanno creato un certo disorientamento tra gli appassionati della materia, sfatando non pochi luoghi comuni, oramai sedimentati nel comune sentire. Ci riferiamo al tour italiano del filosofo e politico russo Aleksandr Dugin in ben 15 località del bel Paese, disseminato di proteste, di intimidazioni, di isterica indignazione giacobina verso colui che osa – insieme ai suoi estimatori italiani – propugnare una visione del mondo non omologata al pensiero unico globalista, e, per tale ragione, passibile della più oscurantista delle censure. E’ saltato l’incontro all’Università di Messina, dopo le solite accuse di razzismo e di filonazismo, senza che, chi tale invettive decreta e rilancia, abbia la minima compiacenza di notare come il filosofo russo appartenga ad una Nazione, di cui sarebbe l’ideologo, che in pompa magna poche settimana fa, nella celebre Piazza Rossa, ha solennemente celebrato la sua Guerra Patriottica, cioè la propria vittoria contro le truppe dell’Asse: cortocircuiti delle sinapsi neuronali…

Caso Dugin

Anche riconoscendo alla definizione l’inevitabile margine di tolleranza proprio delle generalizzazioni mediatiche, no. Nella sua opera più sistematica, “La quarta teoria politica”, Dugin analizza le tre teorie che hanno animato la storia politica del Novecento: liberalismo, comunismo e fascismo/nazional-socialismo, e ne propone una quarta in grado di superarle, dialetticamente, tutte. In un’ottica descrittiva, quindi, non si può ritenere Dugin più “fascista” di un Renzo De Felice. In un’ottica prescrittiva, si scambia per nazismo quello che, alla lontana, può rassomigliare piuttosto a un etno-nazionalismo, nel quale però, a ben vedere, la razza non è affatto l’elemento cardine, e l’accento è piuttosto posto sull’elemento imperiale – e non nazionale/nazionalista! – che caratterizza la Russia.

Il divieto al filosofo russo Dugin è l’ultimo atto di un sistema in agonia

Ecco, l’Università di Messina, nel chiudergli le porte avrebbe «tenuto conto anche delle numerose perplessità manifestate da molti docenti e delle controverse posizioni ideologiche del relatore». In pratica, il filosofo russo sarebbe colpevole di credere nelle proprie idee, di aver rivalutato il pensiero di un altro grande, Julius Evola, e soprattutto, di costituire un pericolo per la tranquilla e notoria “pace messinese”, di cui sono senz’altro garanti e difensori i compagni delle associazioni partigiane. Se non fosse tutto vero, sembrerebbe l’incipit di uno spettacolo di cabaret, visto che si sfiora il ridicolo…

Poco male, comunque: nonostante la revoca dell’uso dei locali dell’università l’appuntamento con Dugin si terrà comunque: sarà alle 18,30 non più a Messina ma nella sede del consiglio regionale a Reggio Calabria: si discuterà di geopolitica e della crisi del modello globalista. Insomma, una conferenza che definire pericolosa è divertente e nella quale non c’è alcuna traccia del preteso spauracchio neonazista annunciato dai “partigiani” di casa nostra sempre pronti a dare patenti di fascismo a chiunque sfugga al loro controllo ideologico.

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