Europe

Il Russiagate visto da Mosca

Siamo di fronte a un attacco pretestuoso a Salvini, a una fake news. I liberali utilizzano sempre questi sistemi per screditare i propri nemici. Salvini non ha ricevuto niente dal Cremlino, anche perché le sue relazioni con la Russia erano trasparenti. Salvini ha sempre detto che Putin è un suo punto di riferimento, ne apprezza infatti la difesa dei valori tradizionali e conservatori. Salvini ha sposato liberamente queste convinzioni sulla base di una condivisione morale e politica, non per interesse materiale ed economico.

Putin, è vero, ha condizionato la politica americana, ma non nell’accezione che intendono i liberali. Putin ha influenzato gli americani perché li ha indotti con il suo esempio a votare per un personaggio, Trump, che come lui che ha dichiarato guerra alle élite. Trump ha usato Putin come modello per vincere le lezioni. In questo senso è stata certa e positiva l’influenza di Putin sulle elezioni americani.

Il Deserto dei Tartari.L'ufficiale Drogo e la fine del mondo

Qual è il segreto del fascino di questo romanzo breve dalla prosa scarna e veloce? Perché è un capolavoro quest'opera di Dino Buzzati tanto da riuscire trasfigurarsi in un analogo doppio nell'affascinante film di Valerio Zurlini (1976)? Con poche pennellate Buzzati riesce creare per evocazione allusiva immensi paesaggi umani e naturali. Con poveri cenni si aprono silenzi leopardiani, vertigini mistiche, e si condensa in poche semplici parole un epos eroico più interiore che fattivo, più amato e percepito nelle sue potenzialità che vissuto pienamente. Drogo incarna come forma-simbolo universale tutta l'umanità della Fortezza, tutta l'umanità del mondo colta nei suoi aspetti virili ed eroici. Essi vivono incorporati in una Fortezza che vive anch'essa, come un'estensione del loro corpo, testimone spirituale delle tensioni ideali che custodisce. Essi vivono nel medesimo travaglio esistenziale postmoderno di Oreste, ultimo re di Sparta, dato dal non essere più nel Mito e nella sua gloria e non ancora nella Storia, quale ritorno del Mito nel tempo, quale epifania di “quell'Ora della Gloria” tanto desiderata e per la quale sacrificare lo scorrere della vita.

La catabasi del Soggetto Radicale

In una società come la nostra, fondata esclusivamente sul concetto di homo oeconomicus, in cui a farla da padrone sono il danaro, i fatturati e i profitti commerciali, appare incredibile il fatto che i libri di Aleksandr Dugin, uno dei filosofi odierni più discussi dai media e pertanto richiesti dai lettori, vengano improvvisamente rimossi da Amazon, l’internet company più grande al mondo. Il motivo è presto detto. L’Autore russo ha avuto la malaugurata idea di lanciare un guanto di sfida al mainstream, pubblicando una serie di volumi nei quali contesta in maniera precisa e puntuale il pensiero unico. Sul punto ci soccorre il lavoro di Eugenio Capozzi, che ha evidenziato come l’ordine costituito sia abile nell’utilizzare le pastoie del politicamente corretto con un’impostazione da “catechismo civile” per censurare coloro che manifestano idee differenti da quelle accettate dalle culture egemoni, rilevando che esso rappresenta: «L’espressione di un’ideologia, impostasi nelle società occidentali nell’ultimo mezzo secolo, paradossalmente mentre il luogo comune dominante sosteneva la morte delle ideologie»  trattandosi di: «un’incarnazione estrema del progressismo, fondata su un relativismo etico radicale, e su un’idea altrettanto radicale dell’autodeterminazione del soggetto.»

Anima stante e non cadente

I libri di Evola sono costruiti attorno a ciò che è libero, già libero, non a ciò che deve ancora liberarsi (e la liberazione è riservata a pochi, non a tutti; sarebbe un’ingenuità credere il contrario: tutto il resto sarà gettato via, nella spazzatura). È il potere ritrovato, identificato, scoperto, un potere che, per così dire, si ferma solo davanti a se stesso, autoipnotizzandosi. L’osservatore si contempla, dando occasionalmente un’occhiata a ciò che lo circonda. Ciò che guarda viene trasferito nella zona astratta, sradicato, bruciato, reso differenziato. I libri e i testi di Evola, insieme ai suoi gesti e alle sue parole, alle sue passioni e posizioni, sono sguardi dell’osservatore. Possono cadere su qualsiasi cosa: sullo sport (Evola considerava lo sci una degenerazione e l’alpinismo un’occupazione aristocratica), sulla droga (in Introduzione alla magiavengono date istruzioni dettagliate su come sniffare l’etere), sul jazz negro (Evola non amava le danze dei neri), e così via. L’osservatore guarda sempre attraverso, nonché sempre in direzionecontraria rispetto a quanto va di moda all’esterno.

Su “Il Sole di Mezzanotte” di Aleksandr Dugin

Qualche giorno fa mi trovavo a Siena, ed ero seduto assieme a mia moglie sui muretti che circondano la straordinaria piazza Duomo. Vi ero stato una sola volta, in precedenza, e non mi ero del tutto soffermato sulla facciata della Cattedrale. Complice il tramonto, cheproiettava ombre dechirichiane sulle geometrie basse e raggi infuocati su quelle alte, e mio alleato un buon bicchiere di Chianti (rigorosamente naturale), mi sono concentrato sul ciclo di statue di Giovanni Pisano: un unicum, per il gotico italiano, dentro al quale da sinistra a destra, tutta la Tradizione occidentale annuncia la Venuta di Cristo. Platone, Abacuc, la Sibilla, Re David, Re Salomone e Mosè; Isaia, Balaam, Maria e per chiudere, Aristotele. Tutti a cornice del portale centrale, sovrastato dall’enorme Trigramma di Cristo: un Sole frecciato di color bronzeo.

L’EURASITISMO DI ALEXANDR DUGIN

Il pensiero di Dugin è estremamente complesso, l’obbiettivo di questo breve articolo non è certamente quello di esaurire tale complessità o condensarla in poche battute che farebbero perdere necessariamente la ricchezza rivoluzionaria di questo autore. Quello che mi propongo invece è molto limitato: capire perché Dugin sia oggi l’intellettuale più odiato ed avverso dall’intero mondo occidentale.

Basterebbe informarsi sul contenuto o leggere direttamente l’opera principale di Dugin, ovvero La quarta teoria, per comprendere quanto il nazismo e il comunismo stalinista siano lontani rispetto alle sue idee politiche e geopolitiche. Dugin la chiama quarta teoria perché viene dopo i tre grandi paradigmi politici della storia, ovvero quello pre-moderno, quello moderno e quello post-moderno. Alla modernità appartengono le tre grandi teorie politiche (che non sono solo teorie politiche, ma vere e proprie visioni del mondo) della nostra storia recente: il liberalismo, il comunismo e il nazionalismo e ad esse Dugin dedica un ampio spazio di analisi dei loro rapporti reciproci.

Dugin e la rivoluzione contro la postmodernità

Come reagire all’estrema follia del nichilismo, che l’intuito visionario di Nietzsche preconizzò quale incubo dell’ultimo uomo? Quale risposta fornire ad una società e una vita liquide (Baumann), nelle quali i confini, le certezze, le identità individuali e collettive, i riferimenti culturali e sociali si diluiscono in un indistinto caos?  Quale alternativa fattuale prospettare alla scientifica decostruzione di tutto ciò che è stabile ed ha forma, al nomadismo omologante, all’incertezza frustrante di moltitudini individualistiche e parcellizzate che, disperate, non riescono ad uniformarsi agli standard e agli schemi imposti dalla società dei consumi e si riducono a masse sradicate di aspiranti consumatori, schiavizzati all’interno del ciclo economico dello sfruttamento turbocapitalista globalizzato? Come ridare forma ad un mondo dove il mercato e non più l’agorà è il centro della polis e l’essere umano – rinnegati gli archetipi dell’uomo e della donna – viene privato persino della sua basilare identità di genere?

Il tour di Dugin in Italia (giugno 2019)

Così  spiega il prof Aleksandr Dugin ai giovani della Lega  della zona del varesotto, riuniti in un’ala del Castello di Monteruzzo. Siamo entrati in aula: è un sabato pomeriggio piovoso a Castiglione Olona: dagli spalti del castello di  Monteruzzo  si scorgono le  verdi colline   e la pianura  dove il Barbarossa si scontrò con Alberto da Giussano nel 1176.  Racconta un giovane  leghista di Varese: “ dopo la sconfitta, l’Imperatore si rifugiò  proprio in un castello di questa zona“. La Lega Giovani (    ex Giovani Padani)  ha organizzato una insolita lezione di alta strategia politica con il prof. Alexandr Dugin : quasi  un master per  una scuola quadri,  con  due ore fitte di analisi del presente e del futuro e  con una raccomandazione finale fatta dal politologo russo ai giovani emuli di Alberto Da Giussano: “siate lieti di vivere in questo tempo  rivoluzionario”. Il Barbarossa di oggi è il liberalismo estremo – spiega;  gli allievi ascoltano in silenzio la dotta e a volte complicata spiegazione del politologo al centro di polemiche e  di diktat del mondo accademico  tradizionale romano e siciliano.
La lezione ( uno dei tanti appuntamenti del tour culturale che in questo mese vede Dugin  in molte città  e università italiane, organizzato da Europa) verte su liberalismo e comunismo e fascismo che, spiega Dugin, sono  vecchie e obsolete ideologie  del novecento superate dal populismo. Dugin teorizza una quarta teoria politica , esposta in un voluminoso volume. Affari era in aula e vi racconta la lunga lezione del professore russo.

La Quarta Teoria Politica. Il soggetto storico e il nemico ontologico

I tempi tristi che viviamo evidenziano la presenza di una crisi non “congiunturale” ma “di sistema”, di una crisi cioè che mette in discussione per inerzia le fondamenta del sistema dominante, obbligando conseguentemente i pensatori meno conformisti ad immaginare “vie di fuga” che permettano in prospettiva di aprire i “tempi nuovi”. Uno dei filosofi contemporanei che in maniera sistematica e lucida sta indicando una strada per uscire dall’impasse è certamente Aleksandr Dugin, pensatore di prestigio internazionale che ha elaborato la famosa “Quarta Teoria Politica”. La Quarta Teoria Politica è una mirabile costruzione dottrinaria che, sulla base di una lettura non convenzionale dei principali processi storici passati e recenti, offre gli strumenti ermeneutici indispensabili per cogliere la vera natura totalitaria del liberalismo odierno, uscito indiscusso vincitore dalle guerre culturali novecentesche combattute contro la seconda teoria politica- ovvero il comunismo- e la terza teoria politica- i fascismi. Ogni teoria politica degna di questo nome, continua Dugin, pone al centro della sua costruzione ideologica un “soggetto storico” di riferimento, la “classe” per i comunisti” e la “razza” per i nazisti”, mentre il liberalismo classico di stampo post-illuministico (prima teoria politica), “padre” della modernità sorta sulle ceneri dell’ancien regime, poneva e pone al centro del suo ragionamento “l’individuo” e il “denaro”.

Dugin e Chomsky ovvero Voltaire e l’Illuminismo immaginario

In queste ultime ore le alterne vicissitudini della filosofia mondiale hanno creato un certo disorientamento tra gli appassionati della materia, sfatando non pochi luoghi comuni, oramai sedimentati nel comune sentire. Ci riferiamo al tour italiano del filosofo e politico russo Aleksandr Dugin in ben 15 località del bel Paese, disseminato di proteste, di intimidazioni, di isterica indignazione giacobina verso colui che osa – insieme ai suoi estimatori italiani – propugnare una visione del mondo non omologata al pensiero unico globalista, e, per tale ragione, passibile della più oscurantista delle censure. E’ saltato l’incontro all’Università di Messina, dopo le solite accuse di razzismo e di filonazismo, senza che, chi tale invettive decreta e rilancia, abbia la minima compiacenza di notare come il filosofo russo appartenga ad una Nazione, di cui sarebbe l’ideologo, che in pompa magna poche settimana fa, nella celebre Piazza Rossa, ha solennemente celebrato la sua Guerra Patriottica, cioè la propria vittoria contro le truppe dell’Asse: cortocircuiti delle sinapsi neuronali…

Caso Dugin

Anche riconoscendo alla definizione l’inevitabile margine di tolleranza proprio delle generalizzazioni mediatiche, no. Nella sua opera più sistematica, “La quarta teoria politica”, Dugin analizza le tre teorie che hanno animato la storia politica del Novecento: liberalismo, comunismo e fascismo/nazional-socialismo, e ne propone una quarta in grado di superarle, dialetticamente, tutte. In un’ottica descrittiva, quindi, non si può ritenere Dugin più “fascista” di un Renzo De Felice. In un’ottica prescrittiva, si scambia per nazismo quello che, alla lontana, può rassomigliare piuttosto a un etno-nazionalismo, nel quale però, a ben vedere, la razza non è affatto l’elemento cardine, e l’accento è piuttosto posto sull’elemento imperiale – e non nazionale/nazionalista! – che caratterizza la Russia.

Il divieto al filosofo russo Dugin è l’ultimo atto di un sistema in agonia

Ecco, l’Università di Messina, nel chiudergli le porte avrebbe «tenuto conto anche delle numerose perplessità manifestate da molti docenti e delle controverse posizioni ideologiche del relatore». In pratica, il filosofo russo sarebbe colpevole di credere nelle proprie idee, di aver rivalutato il pensiero di un altro grande, Julius Evola, e soprattutto, di costituire un pericolo per la tranquilla e notoria “pace messinese”, di cui sono senz’altro garanti e difensori i compagni delle associazioni partigiane. Se non fosse tutto vero, sembrerebbe l’incipit di uno spettacolo di cabaret, visto che si sfiora il ridicolo…

Poco male, comunque: nonostante la revoca dell’uso dei locali dell’università l’appuntamento con Dugin si terrà comunque: sarà alle 18,30 non più a Messina ma nella sede del consiglio regionale a Reggio Calabria: si discuterà di geopolitica e della crisi del modello globalista. Insomma, una conferenza che definire pericolosa è divertente e nella quale non c’è alcuna traccia del preteso spauracchio neonazista annunciato dai “partigiani” di casa nostra sempre pronti a dare patenti di fascismo a chiunque sfugga al loro controllo ideologico.

Da Roma è cominciata la morte del globalismo

"È l'idea di un mondo multipolare, dopo quello unipolare che il globalismo di radici anglosassoni vorrebbe continuare a imporre. Putin ha scritto un bell'articolo in cui parla di un filo che unisce Lisbona a Vladivostok".

Idee che coincidono con le sue....

"Non si tratta di indebolire l'Europa come paventa qualcuno. Al contrario: vogliamo un'Europa indipendente che ricostituisca la sua sovranità. La civiltà europea occidentale si coniuga alla civiltà russa ortodossa, con l'inclusione di altri popoli e culture rispettando di ciascuno identità e differenze. Il populismo è alleato naturale di tutti quei Paesi come Russia, Cina, India e gli Stati islamici, che vogliono trovare posto degno nel mondo multipolare".

Però un po' inquieta la foto della crociera sulla Neva di Putin e Xi Jinping, e gli accordi appena siglati tra Russia e Cina cominciando da quello per Huawei sul 5G. Lei è proprio convinto che il capitalismo cinese sia preferibile?

Ora i “democratici” fanno sloggiare pure Noam Chomsky..

“Ho invitato otto relatori, afferma Emanuele Franz da noi interpellato. Pensa che all’inizio ne volevo almeno il doppio, perché il mio obiettivo era ed è l’espressione di pensieri agli antipodi: io per primo voglio il confronto fra punti di vista differenti. Ed è quello che ho fatto: l’incontro di Alexandr Dugin e Chomsky è l’incontro di due mondi lontani e ancora contrapposti, USA e Russia“. E ora che succede? “Nulla: nonostante le polemiche, il convegno si farà. Udine tiene duro. Antidemocratici sono i nostri accusatori: non si può processare il pensiero! Cosa vogliamo fare?, processare anche Nietzsche e Marx?“

LA PROSSIMA PATRIA DELL’ANIMA Schede primarie Visualizza(scheda attiva)Modifica

La Quarta teoria politica è l’invito a sviluppare una teoria critica della potenza ideologica egemone del XXI secolo, il liberalismo, senza cadere nel comunismo nel nazionalismo o nel fascismo, che credo siano trappole ideologiche. Il terzo totalitarismo è quello liberale, è quello peggiore perché è l’unico rimasto, e per poterlo combattere occorre oltrepassare i vecchi impianti ideologici ormai inefficaci e spesso strumentalizzati dal sistema e appunto andare oltre, nella direzione della Quarta teoria politica che presuppone una messa in discussione integrale, radicale del Moderno e quindi muove da un orizzonte che il totalitarismo liberale non può in alcun modo assorbire. Il Soggetto Radicale appartiene alla filosofia all’antropologia alla metafisica, perché credo che oggi noi entriamo nella fase in cui la natura dell’uomo si trasforma, è molto probabile che perderemo la nostra umanità in favore dell’intelligenza artificiale, in un’epoca in cui l’utopia del transumanismo minaccia da vicino l’umanità. Avvicinandoci alla fine dell’umanità bisogna provare con tutte le forze a ridefinire l’uomo, a tornare ad interrogarci sulla sua interiorità, sulla sua natura, sulla sua corretta definizione. Per questo, credo, il concetto di Soggetto Radicale si avvicina a quello heideggeriano di Dasein, la figurazione concettuale dell’Io sono. Questa figura del Soggetto Radicale appare alla fine, nel periodo più oscuro della civiltà nel mezzo del caos e non prima, come nella poesia di Holderlin dove ciò che salva appare nel massimo pericolo: all’apice del processo in cui l’umano rischia di essere annichilito dal trans umano. E’ l’ emergenza assoluta dell’interiorità dell’uomo.

ITINERARIUM MENTIS IN DUGIN. O, DELLA FECONDITÀ DELLA LETTURA

La filosofia politica di Dugin e la sua iper-(mal)-citata Quarta Teoria Politica – cui, si badi bene, va tutto il nostro interesse e a cui abbiamo intensamente lavorato – sono una sola declinazione disciplinare di una proposta teoretica, metodologica ed esistenziale assai più ampia. La quale, ridotta con il liberalissimo rasoio di Ockham, è in ultima istanza un invito all’esercizio di una riflessione organica sulla contemporaneità postmoderna, sui suoi limiti, e sulla possibilità, nel confronto critico e pluralistico con le diverse tradizioni, di una riconquista da parte dell’uomo di una integralità che sia insieme interiore ed esteriore. Di quella “libertà per” – e qui ci spiace scomodare Julius Evola, che in questi giorni ne ha viste delle belle – che «è l’assoluta negazione e l’assoluta affermazione, l’abisso, l’eternità da cui fiorisce un mondo libero, nudo, aprovvidenziale, un mondo di autarchie in luce e in tenebre». Così è scritto a conclusione di Fenomenologia dell’Individuo Assoluto, un modernissimo affresco di irradiazioni anticonservatrici e, proprio per questo, tradizionali (nel senso della Sophia Perennis).

La filosofia per un nuovo inizio. Heidegger letto da Dugin

L’interesse di Dugin nei confronti del pensiero heideggeriano parte dalla condivisione della prospettiva politica della Konservative Revolution, che è stata proficuamente rielaborata ed incanalata dall’autore russo nella sua Quarta Teoria Politica. La fascinazione nei confronti di Heidegger è tuttavia, ancora primariamente, di natura teoretica – com’è evidente nel saggio qui considerato, in cui le sezioni di filosofia politica sono alquanto ridotte – ed è essenzialmente riposta nella torsione speculativa tramite cui Heidegger ha ripercorso l’intera storia del pensiero occidentale riconoscendo in essa un costante “oblio dell’Essere” (Seinsvergessenheit) e ponendo le basi per una “visione del mondo” (Weltanschauung) radicalmente “altra” rispetto ai paradigmi sostanzialisti e dualisti propri della metafisica occidentale. Una postura teoretica, questa, che Dugin ricostruisce con grande acume, illustrando gli snodi principali del pensiero heideggeriano: dal concetto di “esserci” (Dasein), inteso pure come “essere-in” (Insein) ed “essere-con” (Mitsein), analizzato in Essere e tempo (Sein und Zeit) congiuntamente alle nozioni di “situazione affettiva” (Befindlichkeit), “cura” (Sorge) e “gettatezza” (Geworfenheit), alla tematizzazione dei concetti di “chiacchera” (Gerede), “autenticità” (Eigentlichkeit), “Essere per la morte” (Sein zum Tode), “Si” (Das Man), dalla “differenza ontologica” (ontologische Differenz) fra essente (das Seiende) ed Essere (Sein), alle tappe dello sviluppo storico della metafisica occidentale, la prosa di Dugin ricostruisce efficacemente l’impianto dell’ontologia fondamentale di Heidegger. È una trattazione chiara e condivisibile, da cui spesso emerge la profonda ammirazione nutrita nei confronti di un filosofo che viene riconosciuto da Dugin non semplicemente come un “grande” della filosofia occidentale, ma precipuamente come «il più grande» (the greatest), tanto da occupare il ruolo di «ultimo profeta» (last prophet) e di autentica «figura escatologica» (eschatological figure). Se tale afflato a tratti agiografico e apocalittico, peraltro tipico della tradizione russa, percorre in modo problematico le pagine del saggio, è pur vero che in altri luoghi del medesimo testo Dugin riconosce come Heidegger costituisca piuttosto un imprescindibile segnavia, una Wegmarke tramite cui orientarsi autonomamente nel mondo, proprio in quanto invita a corrispondere alle problematiche che pro-vocatoriamente dal mondo promanano, non certo una figura da idolatrare secondo una statica reificazione di un pensiero che è invece intrinsecamente processo e potenza dinamica.

RUSSIA VS UCRAINA: LA GUERRA È SEMPRE POSSIBILE, QUINDI NON DITE MAI "MAI"

 L'osservazione della storia umana ci insegna: la guerra è SEMPRE possibile. Quindi mai dire mai. Dobbiamo accettarlo come dato di fatto. Quando prendiamo sul serio la possibilità della guerra, cerchiamo con tutte le forze di evitarla. Ma il prezzo della pace non dovrebbe mai essere il tradimento. Questa è l'alleanza del re Lazar. Putin ha appena ricordato all'Occidente che i russi combatteranno a morte se l'Occidente tentasse di sfidarci. È sempre stato così nella nostra storia. E sarà ripetuto se necessario. È meglio prendere sul serio le parole di Putin. È lo stile di vita e di morte russo: non provocarci, o te ne pentirai. E Putin ha annunciato esattamente quello che pensiamo tutti noi russi.

Nella direzione della Quarta Teoria Politica - Mutuando Dugin

Questa dissertazione non apparirebbe conducente se non facessimo delle dovute
premesse, ossia, identificare le tre principali teorie politiche, nell’ordine: liberalismo,
comunismo e nazionalismo/fascismo. E’ indubbio che tutte e tre appartengono alla
Modernità del pensiero politico e trovano posto esclusivamente nell’ambito di quel
periodo che gli storici definiscono “della storia moderna”, sebbene il Fascismo affondi
le sue radici valoriali nel ben più solido terreno della Tradizione. Fatto questo
distinguo è innegabile che storicamente e socialmente esse siano tutte e tre
essenzialmente moderne e hanno a che fare con la mappa ontologica (epistemologica)
e gnoseologica della filosofia dei Lumi con il concetto cartesiano del soggetto come
centro.

L’anatomia del populismo e la sfida della Matrix

Macron appartiene esattamente allo stesso tipo di “nuova élite”. È curioso che alla vigilia delle elezioni francesi, il quotidiano Libération sia uscito con il titolo “Faites ce que vous voulez, mais votez Macron” (Fate ciò che volete, ma votate per Macron). Un’evidente parafrasi di Aleister Crowley, che nel XX secolo si proclamò l’Anticristo e la Bestia 666: “Do what thou wilt shall be the whole of the Law” (Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge). In altre parole, le folle sottomesse dovrebbero votare per Macron non per un particolare motivo, non per le sue idee e virtù, ma semplicemente perché questa è la legge imperativa dell'élite dominante. E l’élite mostra un disprezzo così evidente per le masse sottomesse che non si preoccupa nemmeno di sedurle con promesse irrealizzabili: “votate Macron, questo è un ordine e non c’è niente da discutere”. Votate e poi sarete liberi. Deplorables. E questo è tutto.

In Italia, dove la maggioranza netta della popolazione ha votato per la destra populista della “Lega” o per la sinistra populista dei “Cinque stelle”, insieme questi partiti sono riusciti a creare il primo governo populista nella storia europea.

Dal nuovo ordine morale all’ideologia del gender

La teoria del genere è una teoria che pretende che l’identità sessuale non dipenda per nulla dal sesso nel senso biologico del termine, ma solamente dai ruoli sociali attribuiti agli individui dall’educazione o dalla cultura. L’identità sessuale sarebbe il risultato di una costruzione sociale che non verrebbe affatto condizionata dal sesso biologico o dall’appartenenza sessuale. Se ne deduce che l’individuo sarebbe al momento della nascita sessualmente “neutro”: basterebbe educare un bambino come una bambina per farne effettivamente una femminuccia, o educare la bambina come un bambino, per renderla un maschietto.
Sostenere che il sesso biologico non abbia alcun rapporto con l’identità sessuale e che il genere non sia che il risultato delle tendenze acquisite attraverso la cultura, l’educazione o il contesto sociale, è evidentemente una non-verità, il sesso si decide in realtà al momento della fecondazione, ossia prima della stessa comparsa morfologica degli organi genitali nell’embrione, ciò significa che la differenza sessuale si acquisisce dai primi istanti di vita. Tale differenza non concerne, inoltre, la sola sfera genitale. Il fatto di essere maschio o femmina influenza quasi tutti gli aspetti della vita.

l populismo è un elemento della democrazia

Un intellettuale controcorrente, libero e rispettato. Questo è Alain De Benoist, da oltre quarant’anni punto di riferimento di una cultura non elitaria ed arrogante, ma non per questo meno autorevole e ricca di spunti di riflessione. Non è un caso che il saggista francese venga spesso interpellato in patria e oltralpe per commentare i fatti della politica ed i cambiamenti ai quali stiamo assistendo negli ultimi anni. In questa intervista De Benoist, con la profondità di pensiero che lo contraddistingue,si sofferma sul fenomeno populismo al quale schiere di studiosi della politica e delle scienze sociali dedicano articoli e libri. «Il populismo – afferma De Benoist – è un elemento della democrazia da non confondere con l’estrema destra».

Vale ancora la pena di parlare di destra e sinistra come categorie di contrapposizione politica?

Da almeno mezzo secolo la differenza tra destra e sinistra è diventata sempre più obsoleta. Non ci consente di analizzare i rapporti di forza in campo politico. Ciò significa che tutti i principali avvenimenti politici degli ultimi anni si sono uniti ai notevoli cambiamenti sperimentati dalla società. Hanno creato nuove divisioni che hanno pure interessato i concetti di destrae di sinistra. La vecchia destra e la vecchia sinistra sono scoppiate, in particolare, sotto la spinta del populismo la cui ascesa è stata accompagnata dal declino o dalla scomparsa deivecchi partiti di governo. È un fenomeno al quale assistiamo, a vari livelli, in tutti i Paesi europei. Si pensi, ad esempio, al governo italiano. In Francia i due contendenti delle ultime elezioni presidenziali, Macron e Le Pen, avevano in comune il desiderio di andare oltre il concetto destra-sinistra. Questo è il motivo per cui l’elezione di Macron ha avuto una diretta influenza da voi, comportando una rivisitazione generale del panorama politico.

Il Logos indoeuropeo nel pensiero di Giorgio Gemisto Pletone

Il pensiero di Gemisto è puramente platonico e puramente metafisico. Il platonismo si fonda sul concetto stesso di eternità. Un’eternità che in quanto passato, presente e futuro si sviluppa non solo nel senso dell’avvenire. Il tempo nel platonismo è riflesso dell’eternità e come tale non è lineare ma verticale. L’anima umana pre-esistente, immortale e celeste, discende in vista dell’ascensione. La sua discesa nel mondo, e le sue possibili trasmigrazioni, si realizzano in previsione del ritorno all’unità originaria e universale. Il suo movimento si compie in due archi: uno discendente e l’altro ascendente. Non vi è morte ma solo ritorno alla sorgente di luce. Essere indoeuropei significa essere platonici nel senso di riconoscere come proprio un Logos filosofico fondato su gerarchia e verticalità e sulla constatazione intellettuale che le idee sono archetipi divini perenni dimoranti nello stesso intelletto divino. E solo attraverso una rigida disciplina si può venire in contatto con esse e apprenderne la Verità ultima.

Proprio sul ritorno ai fondamenti metafisici del Logos indoeuropeo si basava il progetto pletonico di realizzazione di una teocrazia platonico-spartana, costruita come riflesso della gerarchia celeste, per superare la crisi imperiale bizantina e restaurare su nuove basi l’Impero stesso. Tra i suoi innumerevoli detrattori non mancò chi lo paragonò all’imperatore Flavio Claudio Giuliano o chi lo accusò di voler distruggere il cristianesimo alla pari di quello che veniva ritenuto come un propugnatore di un’altra forma di neoplatonismo: il Profeta dell’Islam Maometto. Uno dei più accaniti fu quel Giorgio Scolario (1405-1473) che, paradossalmente, diverrà patriarca di Costantinopoli col nome di Gennadio II una volta che la capitale dell’Impero sarà conquistata dagli ottomani. Ed è proprio grazie al patriarca anti-unionista ed anti-occidentale che si devono la maggior parte delle informazioni riguardanti la gioventù di Giorgio Gemisto Pletone.

IL KATECHON NEGATIVO TRA SACRO E POTERE: L’AGONIA DELL’IMPERO AMERICANO E IL NUOVO NOMOS DELLA TERRA

A un anno di distanza dal drammatico e controverso attentato alle torri gemelle consumatosi a New York Tll settembre 2001, Carlo Galli pronunciava una vera e propria omelia funebre sul pensiero di Carl Schmitt (1888-1985): ormai, affermava, «sono in generale tutte le tesi politologiche di Cari Schmitt a trovarsi spaesate [...] nel contesto postmoderno della globalizzazione», al punto che «certo si deve riconoscere che la guerra globale comincia dove la teoria politica schmittiana si esaurisce. Una posizione che l’illustre politologo, seguito da molti altri, avrebbe costantemente ribadito negli anni successivi, incentrata sulla presunta intrinseca inadeguatezza del pensiero del giurista tedesco rispetto al fenomeno della globalizzazione - inteso come radicalmente discontinuo rispetto alla modernità, della quale soltanto Schmitt fu l’interprete, e fenomeno perciò interamente inedito, rispetto al quale tutte le categorie schmittiane risulterebbero inapplicabili -, con ciò dimenticando che l’età moderna si caratterizzò storicamente, tra il resto, proprio per il fatto che essa si aprì con la prima globalizzazione (le scoperte geografiche e l’espansione europea nelle Americhe, in Africa, in India, Cina e Giappone) e si chiuse con una seconda ondata globalizzatrice, quella del colonialismo. Una medesima ansia liquidatoria, e seppur in prospettiva diversa, nei confronti di Schmitt e del sempre ricorrente - perché ineludibile - problema della teologia politica, è emersa negli ultimi anni come prosecuzione di posizioni critiche assai risalenti nel tempo anche in interpreti acuti come Massimo Cacciari e Roberto Esposito.

“LA QUARTA TEORIA POLITICA” DI DUGIN: UNA FILOSOFIA PER UN NUOVO INIZIO

Lo studioso russo si confronta con “il problema del nostro tempo”, non solo con l’aridità esistenziale che lo contraddistingue, ma anche con lo stallo politico e la situazione di paradossale sospensione della storia nella quale siamo costretti a vivere, data la presunta insuperabilità del modello produttivo del capitalismo cognitivo e del sistema politico della governance che lo rappresenta.  Dugin, preso atto dello stato delle cose, si fa latore di un progetto che potrebbe determinare il corso del futuro del mondo. Proposta di grande ambizione la sua, sostenuta però da un atteggiamento pratico, che gli consente di individuare le difficoltà epocali che il percorso implica. Il filosofo, in un contesto storico diverso, riprende le fila della discussione intellettuale imposta dal miglior Spengler, relativa agli anni della decisione. Stiamo attraversando, infatti, anni consimili, in cui si impongono, a chi voglia determinare un cambio di rotta, scelte radicali. Per questo, La Quarta teoria politica, sostiene l’autore, è opera in fieri, un appello lanciato a quanti vogliano essere della partita, affinché contribuiscano all’elaborazione degli obiettivi da conseguire e definiscano i mezzi da utilizzare.

 

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