ORIZZONTE DELL’IMPERO IDEALE

L'economia sarà abolita e gli economisti saranno licenziati.

Anche la proprietà privata sarà abolita. Il sole brillerà. La terra e il tempo apparterranno all'Eidos. Non ci saranno né banche né grandi possedimenti. Rilke e Heidegger parlano di questo come "il trasferimento dei pesi dalle mani del mercante alle mani dell'angelo".

Ci saranno automobili, ma solo molto, molto belle.

Una delle arti più importanti sarà l'arte della danza. La danza diventerà un dovere politico. Tutti balleranno in cerchio; saranno inoltre promossi il tango, twist, bossa nova, che diventeranno obbligatori. Tutti dovrebbero poter ballare e i funzionari, come in Cina, dovranno inoltre disegnare e comporre poesie.

Verso i contadini ci sarà un atteggiamento votato alla sacralità. Tutta la vita sarà modellata per adattarsi ai contadini. Tutto per i contadini. La popolazione sarà pastorale e coltivatrice. L'agricoltura, il grano, l'uva, la cottura, i pani, così come i tori, le mucche, le pecore e le capre saranno elevati allo stato dell'ideologia statale. Alla vista di una spiga di grano o di un asino, per non parlare di un agricoltore o di un pastore, tutti i cittadini di Platonopoli dovranno accoglierli con il canto. A guidare l'umanità saranno il Pane e il Vino. Tori parlanti con la luna tra le corna serviranno Pane e Vino ai viaggiatori stanchi. 

Tutto intorno ci saranno giardini e foreste, così come animali selvatici insieme agli animali domestici. I lupi padroneggeranno i lavori manuali e aiuteranno i contadini a riparare i carri e cantare canzoni.

Il problema del male e le prospettive della Quarta Teoria Politica

Il progetto Grande Europa, espressione del “Manifesto di Chisinau”, può e deve essere il punto di partenza fondamentale per il risveglio dei popoli europei condannati all’insignificanza politica da più di settanta anni di occupazione coloniale nordamericana. Privata di autonomia e della sua identità spirituale e culturale, l’Europa è vittima di un fenomeno di spoliticizzazione che ha deformato nelle fondamenta il concetto di politico e la dicotomia amico/nemico insita al suo interno. La deformazione liberale del linguaggio è la trappola che, secondo Carl Schmitt, ha ridotto l’idea di “nemico” alla mera competizione sul piano economico. L’individuazione nel liberalismo del “male” (in quanto scuola di pensiero volta alla negazione di affermazioni assolute), rende la Quarta Teoria Politica la base metafisica su cui impostare la propria lotta rivoluzionaria e culturale contro il mondo moderno. Una lotta che, parafrasando Martin Hedigger, più che limitarsi alla conservazione (fenomeno anch’esso prettamente moderno), deve assumere la modalità di un ritorno (Ruckker) alla località del superamento della metafisica: ovvero, laddove il pensiero europeo ha intrapreso la via della modernità.

Il filosofo e mistico russo Vladimir Solov’ev nell’introduzione al suo testo fondamentale I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo si interrogava su cosa realmente fosse il male e su cosa determinasse la sua presenza nel mondo. “Che cos’è il male? Soltanto un difetto di natura, un’imperfezione che svanisce da sé con l’accrescersi del bene, oppure una forza reale che domina il mondo attraverso le sue lusinghe cosicché per sconfiggerlo è necessario avere un appoggio in un altro ordine dell’essere?”

LO STATO-NAZIONE E IL MONDO MULTIPOLARE

La posizione dei difensori del mondo multipolare è del tutto opposta a quella dei globalisti: se uno stato-nazione effettua l’omogeneizzazione della società e favorisce l’atomizzazione dei cittadini, cioè implementa una profonda e reale modernizzazione ed occidentalizzazione, tale stato-nazione non ha importanza, in quanto rappresenta semplicemente un tipo di strumento della globalizzazione. Quello stato-nazione non è conservato degnamente; non ha alcun senso nella prospettiva multipolare.

CONTRO IL MONDO POSTMODERNO

Credo sinceramente che la Quarta Teoria Politica, il nazional-bolscevismo e l’eurasiatismo possano essere di grande utilità per i nostri popoli, i nostri paesi e la nostra civiltà. La parola chiave è “multipolarità” in tutti i sensi: multipolarità geopolitica, culturale, valoriale, economica, e così via.
La visione del nous (intelletto), come definito dal filosofo greco Plotino, corrisponde al nostro ideale. L’intelletto è uno e plurimo al tempo stesso, perché contiene tutti i tipi di differenze in se stesso, non uniformi o miste, ma prese come tali, con tutte le loro particolarità. Il mondo del futuro dovrebbe essere noetico in un certo senso: la molteplicità e la diversità devono essere intesi come una ricchezza e come un tesoro e non come un motivo di inevitabile conflitto. Ci dovrebbero essere molte civiltà, molti poli, molti centri, e molti insiemi di valori sul nostro pianeta, nella nostra umanità.
Tuttavia c’è qualcuno che la pensa diversamente. Chi si oppone a un tale progetto? Quelli che vogliono vuole imporre l’uniformità, il pensiero unico, un unico modo di vivere (americano) e un unico mondo. Lo fanno con la forza e con la persuasione. Essi sono contro la multipolarità. Pertanto, sono contro di noi.

Dobbiamo far esplodere il sistema liberale

Bisogna concentrarsi sul concetto di logos europeo, come ho scritto in Noomakhia. C’è un logos dell’Europa che è apollineo e dionisiaco allo stesso tempo; è patriarcale e solare nell’insieme ed è l’asse della civiltà europea tradizionale, presente nella cultura della civiltà greco-romana e indoeuropea. Oggi questo asse è dominato dal logos di Cibele, del matriarcato e della forma ctonica. La madre si scatena contro il padre, il principio apollineo, e contro il figlio, il principio dionisiaco; questo logos liberista titanico esprime la modernità europea che è anti-europea. Questa lotta per il logos europeo è questione di vita o di morte; non è possibile la pace il diavolo e il Cristo, tra il cielo e la terra, come diceva Heidegger. È necessaria una rivoluzione apollinea totale, politica, culturale ed economica contro le strutture liberali.

Credo che verrà un momento in cui il sistema globalista produrrà delle trasformazioni tanto brutali fino ad implodere. In questo momento il nucleo del logos europeo dovrà tornare ad emergere, pena il nichilismo più totale, il mondo delle macchine. Occorre quindi tenersi pronti in vista di questo momento, che segnerà la possibilità di un nuovo inizio: bisogna conservare la propria identità contro tutte le forze distruttrici. L’educazione alternativa è la via da seguire: si pensi agli scritti dell’autore essenzialmente europeo Dumézil, ma anche a quelli della Nuova Destra francese, senza dimenticare il patrimonio letterario italiano. La romanità deve essere salvata contro tutte le forze che non le consentono di manifestarsi.

IL TERZO TOTALITARISMO

Quindi, il liberalismo è un’ideologia totalitaria e violenta, un mezzo per la repressione politica diretta e indiretta, per la pressione educativa e la feroce propaganda, che si autoproclama come non totalitaria, celando la sua vera natura. Questo è un fatto scientifico. Il concetto di terzo totalitarismo è del tutto coerente con la natura del liberalismo come concetto politico.

La Quarta Teoria Politica accetta pienamente questa nozione, in quanto permette di vedere il quadro completo che unifica tutte e tre le teorie politiche classiche della Modernità: a) liberalismo, b) comunismo e c) nazionalismo (fascismo). Tutte e tre sono totalitarie, sebbene in modo diverso. Allo stesso tempo, la Quarta Teoria Politica denuncia il carattere razzista di tutte e tre le teorie: il razzismo biologico dei nazisti, il razzismo di classe di Marx (evoluzione e progressismo universale) e il razzismo di civiltà, culturale e coloniale dei liberali (che era esplicito fino a metà del XX secolo e poi è diventato subliminale: vedi John Hobson in “The Eurocentric Conception of World Politics”). La Quarta Teoria Politica respinge tutti i tipi di totalitarismo: comunista, fascista e liberale. Il terzo totalitarismo (quello di tipo liberale) oggi è il più pericoloso, in quanto è quello che governa. Combatterlo è il compito principale.

La Quarta Teoria Politica offre una comprensione totalmente nuova del tutto e delle sue parti, al di fuori del contesto delle tre ideologie politiche della Modernità. Questa comprensione può essere chiamata un Mit-sein esistenziale. Ma in questa comprensione esistenziale dell’Essere (Dasein), non c’è l’esistenza atomizzata (la parte, l’individuo), né la somma degli individui (totalitarismo). Nella Quarta Teoria Politica, essere con gli altri significa esistere, costituire una presenza: una presenza viva di fronte alla morte. Noi stiamo insieme solo quando ci troviamo ad affrontare la nostra morte. La morte è sempre profondamente personale e, allo stesso tempo, in lei c’è qualcosa di universale, qualcosa che colpisce tutti. Pertanto, è necessario per noi parlare non di totalitarismo (una concezione meccanica che collega le parti e il tutto), bensì di un olismo esistenziale e organico. Il suo nome è il Popolo. Dasein existiert völkisch. Contro il “terzo totalitarismo”. Per un essere-per-la-morte. Mit-sein. Noi siamo il Popolo.

HEIDEGGER, L’ISLAM E LA QUARTA TEORIA

Riguardo al rapporto che può e deve intercorrere tra Islam e Quarta Teoria Politica si pongono alcuni problemi di natura teorica superabili attraverso il cammino del pensiero. Tali questioni si collocano essenzialmente nella sfera del Soggetto, sul concetto di reversibilità del tempo e sulla localizzazione spazio-temporale dell’Ereignis-Evento inteso come “nuovo apparire divino”: ovvero il passaggio nell’ambito di una nuova dedizione dell’Essere attraverso la quale risplenderà ciò che realmente è. Un simile percorso speculativo dell’intelletto necessita di una premessa fondamentale.

Il prof. Claudio Mutti, nella sua opera Esploratori del Continente, riporta il fatto che durante la conferenza, tenutasi a Teheran nel 2005, sul tema “Heidegger e il futuro della filosofia in Oriente e in Occidente”, il prof. Shahram Pazouki stabilì un confronto tra il filosofo e mistico persiano medievale Sohrawardi (lo Shaykh al-Ishraq – colui che sviluppò il concetto di Oriente interiore, simbolo della luce della sapienza in opposizione all’oblio occidentale, luogo delle tenebre della materia) e il filosofo tedesco, indicando la gnosi islamica e la filosofia di Heidegger come i mezzi ideali per la comunicazione spirituale tra l’Asia e l’Europa.

É stato lo stesso Heidegger a riconoscere come il confronto con l’asiatico fu per il Dasein greco una profonda necessità. E tale confronto, oggigiorno, rappresenta in maniera assai diversa ed entro un orizzonte molto più ampio la decisione sul destino dell’Europa.

USCIRE DAL XX SECOLO. UN’IDEA NUOVA PER IL TERZO MILLENNIO. PER UNA QUARTA TEORIA POLITICA.

La modernità è stata l’era delle ideologie; la postmodernità dichiara di essere l’epoca del tramonto delle ideologie. La prima affermazione è vera, la seconda è una bugia travestita da verità. L’uomo europeo ed occidentale è stato protagonista delle due grandi rivoluzioni del XVIII secolo, quella americana e poi quella francese, figlie dell’illuminismo, poi ha assistito all’irruzione del nazionalismo nel XIX, ha creduto nelle “magnifiche sorti e progressive “ (T. Mamiani) dell’umanità modellata dal progresso scientifico e tecnico di quel secolo, ha vissuto la Rivoluzione Industriale e poi quella collettivista nella Russia del 1917, ha combattuto due tremende guerre nella prima metà del XX secolo, attraverso le quali ha scoperto la potenza distruttrice delle sue armi, prodotto della conoscenza delle legge fisiche e biologiche della natura.
La seconda parte del XX secolo ha poi cambiato completamente i principi ed i valori in cui erano vissute le generazioni precedenti, e, dopo il 1989 ha visto il tramonto dell’esperienza comunista, a favore o contro la quale si era polarizzato il mondo. Nel corso dei due secoli che possiamo definire “modernità”, per la prima volta nella storia gli uomini si sono divisi sulla base di ideologie, ovvero su visioni della vita, teorizzazioni, rappresentazioni della realtà e della vita, costruzioni concettuali da cui scaturivano amicizie o inimicizie irrevocabili. Nel corso del secolo, un grande giurista di profonda cultura storica e filosofica, Carl Schmitt, tematizzò, nella “Teoria del Partigiano” la nuova figura del nemico assoluto, il nemico ideologico, nei confronti del quale non ci poteva più essere conciliazione, ma solo conflitto.

Le Pen-Putin, la coppia dei sogni di De Gaulle

Entrambi patrioti, sovranisti, nemici della globalizzazione: i due statisti sono in sintonia col popolo e ostili all’egemonia Usa sulla scia del leader francese e della teoria «terra contro mare» di Schmitt.

Sbagliano coloro che oggi credono che la partita in Francia sia già chiusa, e che ormai, anche a seguito del “tradimento” di Donald Trump e del suo programma isolazionista, Marine Le Pen sia comunque destinata a soccombere. Più in generale, e sul piano geopo- litico, sbagliano coloro che pensano che le potenze «marittime» abbiano ormai avuto la meglio su quelle «telluriche», per dirla con il Carl Schmitt di Terra e mare (Adelphi). L’opposizione tra terra e mare ha costituito, almeno a par- tire dal XVII secolo, l’asse a partire dal quale si sono nel tempo definiti i rapporti di forza tra gli Stati, e si è instaurata quella dialettica tra equilibrio ed egemonia che ancora oggi determina e misura il tem- po della politica.

Il neoliberalismo è un dogma per fanatici

Quanto durerà l’agonia del liberalismo e della pseudo-civiltà imposta alle nazioni sino ad ora conquistate? La risposta di Dugin, data nel 2012 in un’intervista sul sito Politikus.ru, è la seguente: «Il problema è che i neoliberali credono fermamente che il Fine Supremo della Storia si risolva nella realizzazione delle loro teorie. Non vedono nulla oltre questa matrice di pensiero. Ed è una cosa molto pericolosa, poiché abbiamo a che fare con un movimento imperialistico rafforzato da un temporaneo successo globale (…), per cui non sarà facile debellarlo. Per fare questo, è necessario attuare una revisione completa di molti processi storici».

In altri termini, aggiungeremmo noi, è necessario creare nella dimensione storica una Quarta Via, vale a dire un’alternativa in grado di neutralizzare politicamente, militarmente, finanziariamente la minaccia di questo aggressivo sistema giunto alla conclusione funzionale delle proprie potenzialità storiche. Solo così sarà possibile salvare le nazioni “neoliberalizzate” prima che esse vengano annientate da un’implosione che appare ormai inevitabile.

Focus. Dugin tra Guenon e Putin al tempo della Russia schierata contro il pensiero unico

“Oggi l’Europa occidentale sta nella trappola della modernità e della postmodernità, il progetto della modernizzazione liberale va verso la liberazione dell’individuo da tutti i vincoli con la società, con la tradizione spirituale, con la famiglia, con l’umanesimo stesso. Questo liberalismo libera l’individuo da ogni vincolo. Lo libera anche dal suo gender e un giorno anche dalla sua natura umana. Il senso della politica oggi è questo progetto di liberazione. I dirigenti europei non possono arrestare questo processo ma possono solamente continuare: più immigrati, più femminismo, più società aperta, più gender, questa è la linea che non si discute per le élite europee. E non possono cambiare il corso ma più passa il tempo e più la gente si trova in disaccordo. La risposta è la reazione che cresce in Europa e che le élite vogliono fermare, demonizzandola. La realtà non corrisponde più al loro progetto. Le élite europee sono ideologicamente orientate verso il liberalismo ideologico”.

Maschera e volto del postmodernismo contemporaneo

Ne emerge una nozione complessa, una Medusa, in termini simbolici, che pietrifica la modernità incapace di sostenere lo sguardo sull’immagine della propria stessa aberrazione. Questa gorgone postmoderna si dipana entro una nuova topografia politica, entro cui la polarità destra/sinistra viene sostituita dal dualismo centro (conformismo)/periferia (dissenso). In questa dinamica i principi classici del modernismo sfumano in quelli del postmodernismo: la pressione ideologica si riduce, ma diventa più pervasiva; la dittatura delle idee si invera nella dittatura delle cose, reificandosi ulteriormente; l’eredità della sinistra trotzkista e anarchica, mischiata confusamente con intuizioni sparse dei “filosofi del sospetto” (Freud, Marx e Nietzsche, secondo una celebre definizione di Paul Ricoeur), dell’esistenzialismo e dello strutturalismo crea un nuovo milieu culturale, entro cui tutto è sovrastruttura e l’istanza di liberazione tradizionalmente incorporata nell’idea classica di rivoluzione viene inglobata dal sistema e addomesticata al suo interno; il liberalismo classico si converte nel postliberalismo, celebrato dall’avvento della “fine della storia” (Francis Fukuyama) nella liquidità della global market society, dove i conflitti sono ridotti al minimo. Un sogno di oblio e di alienazione della propria coscienza. Un sogno che la rinascita di conflitti culturali e religiosi, di cui profeta inattualissimo e inascoltato fu Samuel P. Huntington, ha spezzato. Eppure il postmodernismo, quale ideologia dell’Occidente, permane. Si manifesta, secondo Dugin, in una serie di principi, teorici e pratici: il rifiuto della ragione (Deleuze e Guattari); la rinuncia all’idea moderna dell’uomo come misura di tutte le cose (“la morte dell’uomo”); il superamento di ogni tabù sessuale e dello stesso concetto di perversione; la rinuncia a ogni identità, in una post-antropologia del “rizoma” (Deleuze); la distruzione di ogni ordine e gerarchia sociale in favore di un’anarchia controllata dai flussi di capitale. Questi elementi, cui Dugin guarda con radicale criticismo, offrono d’altra parte, mediante lo smascheramento del modernismo, oasi, in senso jüngeriano, da cui ripartire in direzione di un paradigma alternativo. La connivenza fra le forze della sinistra “anticonformista” e il sistema postliberale è evidente: «La Quarta Teoria Politica – scrive Dugin prospettando un modello politico e culturale alternativo – deve estrarre la propria “ispirazione oscura” dalla postmodernità, dalla liquidazione del programma dell’illuminismo e dall’avvento della società dei simulacra, interpretando questo processo come un incentivo alla battaglia, piuttosto che come un destino»

PER UN NUOVO INIZIO DI CIVILTA’: DUGIN LEGGE HEIDDEGER

Metafisica del ritardo: “The Metaphysics of Delay” – con questa espressione Dugin definisce la prospettiva di Heidegger. Consapevoli che tale percorso, a partire dal Primo Inizio presocratico si muove in direzione di un Altro Inizio – quello che dà il titolo al saggio – permaniamo in una realtà temporale di attesa, in cui già si scorgono le luci del Deus Adveniens senza coglierne ancora la forma, o ravvisandone l’identità in figure destinate presto a svanire; è la fase in cui l’intensità temporale si condensa, preparando un’accelerazione che tuttavia, ancor oggi permane nella dimensione del “non ancora”. Tale prospettiva metafisica richiede un ripensamento delle strutture stesse tramite cui considerare l’uomo: «l’uomo dell’Inizio» (the man of the Beginning) sarà quello che, aprendosi alla chiamata dell’Essere, potrà corrispondere all’Evento in cui apparirà “l’ultimo Dio” (Der letze Gott), segnando la fine della metafisica dualista e l’oltrepassamento dello spengleriano tramonto dell’Occidente abitato dall’«uomo della Fine» (the man of the End). Giacché «l’uomo dell’Inizio» si confronta proprio con quell’“ultimo Dio”.

DONALD TRUMP: LA PALUDE E IL FUOCO

"La Palude" sta per diventare il nuovo nome della setta globalista: gli adepti della società aperta, i maniaci LGBT, l'esercito di Soros, i post-umanisti e così via. Bonificare la palude non è un imperativo categorico solo per l'America. Si tratta di una sfida globale per tutti noi. Oggi ogni popolo ha la sua "Palude" che lo opprime. Noi, tutti insieme, dobbiamo dare il via alla lotta contro la Palude russa, la Palude tedesca, la Palude italiana eccetera. E' arrivato il momento di liberare le nostre società dall'influenza della Palude. Piuttosto che combattere tra di noi, proviamo a bonificarla insieme. Scaricapalude di tutto il mondo, unitevi!

L'altra questione cruciale è che l'anti-americanismo è giunto al capolinea. Non che fosse una posizione sbagliata, anzi: però oggi sono gli stessi americani ad aver dato il via alla rivoluzione contro quegli aspetti dell'americanismo che tutti noi abbiamo detestato. Ora le classi dirigenti europee, come anche una parte delle élites russe (tutt'ora liberali), non possono essere imputate come prima di essere troppo filo-americane. A questo punto bisogna accusarli semplicemente di ciò che sono: una banda di corrotti, perversi, avidi bankster, distruttori di culture, traizioni ed identità. Soltanto così potremo prosciugare la palude europea. Basta con Hollande, Merkel e Bruxelles, l'Europa agli Europei! Soros e la sua setta dovrebbero essere pubblicamente condannati come criminali. 

COUNTER-HEGEMONY IN THE THEORY OF THE MULTIPOLAR WORLD

Although the concept of hegemony in Critical Theory is based on Antonio Gramsci’s theory, it is necessary to distinguish this concept’s position on Gramscianism and neo-Gramscianism from how it is understood in the realist and neo-realist schools of IR.

The classical realists use the term “hegemony” in a relative sense and understand it as the “actual and substantial superiority of the potential power of any state over the potential of another one, often neighboring countries.” Hegemony might be understood as a regional phenomenon, as the determination of whether one or another political entity is considered a “hegemon” depends on scale. Thucydides introduced the term itself when he spoke of Athens and Sparta as the hegemons of the Peloponnesian War, and classical realism employs this term in the same way to this day. Such an understanding of hegemony can be described as “strategic” or “relative.”

In neo-realism, “hegemony” is understood in a global (structural) context. The main difference from classical realism lies in that “hegemony” cannot be regarded as a regional phenomenon. It is always a global one. The neorealism of K. Waltz, for example, insists that the balance of two hegemons (in a bipolar world) is the optimal structure of power balance on a world scale[ii]. R. Gilpin believes that hegemony can be combined only with unipolarity, i.e., it is possible for only a single hegemon to exist, this function today being played by the USA.

In both cases, the realists comprehend hegemony as a means of potential correlation between the potentials of different state powers. 

Gramsci's understanding of hegemony is completely different and finds itself in a completely opposite theoretical field. To avoid the misuse of this term in IR, and especially in the TMW, it is necessary to pay attention to Gramsci’s political theory, the context of which is regarded as a major priority in Critical Theory and TMW. Moreover, such an analysis will allows us to more clearly see the conceptual gap between Critical Theory and TMW.

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