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ANTICOMUNISMO E ANTIFASCISMO: ARMI DEL CAPITALISMO

Il comunismo ha rappresentato l’impianto ideologico di base per un attore geopolitico molto importante: l’URSS, a cui si deve aggiungere la Cina comunista e altri paesi socialisti. Il comunismo si contrapponeva al capitalismo, e questa contrapposizione si dispiegava sul piano della mera potenza, su quello diplomatico e territoriale. Ma nel 1991, tutto crollò. Ciò portò ad un cambiamento fondamentale nello status stesso della sinistra; se prima del 1991 un comunista poteva contare sul potenziale geopolitico dell’URSS, dopo il 1991 il comunismo si è trasformato in una sorta di tendenza, in un movimento sociale che aveva perso la sua componente di potenza. Divenne un fenomeno inconsistente e meno intelligibile. Storicamente, la fine dell’URSS ha rappresentato la fine della battaglia ideologica bipolare.

PUTIN O SUPER-PUTIN

Senza Putin, le élite e il potere in generale perderanno ogni tipo di legittimazione, come sotto Eltsin. Tuttavia, in tutti questi anni non sono state create strutture che riflettessero la posizione del popolo. Ciò in gran parte è dovuto alle peculiarità della società russa, ma in parte è dovuto anche alla strategia delle autorità (e, in particolare, dello stesso Surkov), le quali hanno sottoposto a repressione qualsiasi iniziativa popolare indipendente o l’hanno sostituita con dei simulacri privi di senso. Alcuni simulacri del “popolo” dell’élite sono stati approntati per il dopo-Putin, ma è improbabile che funzionino, dal momento che la questione principale sul destino della Russia dopo Putin si collocherà su un piano storico piuttosto che politico-tecnologico. Il popolo che richiede patriottismo e giustizia sociale si troverà in diretta opposizione all’élite che, seguendo Surkov, cercherà di costruire un “putinismo senza Putin”, che tuttavia in mancanza di Putin non potrà in alcun modo concretizzarsi. È assolutamente impossibile prevedere come andrà a finire tutto questo, ma certamente non quello che scriverà Surkov in merito. Naturalmente, egli per molti versi farà appello ai liberali dormienti e che vedono la fine di Putin precisamente come un ritorno agli anni ’90. Ma essi semplicemente non crederanno a Surkov, e forse è giusto così. Infatti, dal punto di vista delle élite russe, che si considerano parte dell’élite globale, è nel proprio interesse contenere il patriottismo, legarsi all’Occidente, cedere sovranità e sputare sulla legittimazione popolare (come pure sul popolo stesso). Affinché le élite credano nella serietà dell’imperativo patriottico, sono necessarie repressioni dimostrative molto più vaste e sistemiche (e non selettive) di quelle di Putin. Ma Surkov non dice nulla al riguardo. Al fine di preservare l’equilibrio in seno alla società nella prossima fase post-putiniana, è necessario lanciare un attacco contro le élite, imporne l’avvicendamento qualitativo, la loro pulizia, solo questo può mantenere un certo equilibrio. Lo stesso equilibrio esistente oggi in nessun caso si rafforzerà dopo Putin, anzi potrà solo indebolirsi. Di conseguenza, un conflitto risulta inevitabile.

RUSSIA VS UCRAINA: LA GUERRA È SEMPRE POSSIBILE, QUINDI NON DITE MAI "MAI"

 L'osservazione della storia umana ci insegna: la guerra è SEMPRE possibile. Quindi mai dire mai. Dobbiamo accettarlo come dato di fatto. Quando prendiamo sul serio la possibilità della guerra, cerchiamo con tutte le forze di evitarla. Ma il prezzo della pace non dovrebbe mai essere il tradimento. Questa è l'alleanza del re Lazar. Putin ha appena ricordato all'Occidente che i russi combatteranno a morte se l'Occidente tentasse di sfidarci. È sempre stato così nella nostra storia. E sarà ripetuto se necessario. È meglio prendere sul serio le parole di Putin. È lo stile di vita e di morte russo: non provocarci, o te ne pentirai. E Putin ha annunciato esattamente quello che pensiamo tutti noi russi.

L’anatomia del populismo e la sfida della Matrix

Macron appartiene esattamente allo stesso tipo di “nuova élite”. È curioso che alla vigilia delle elezioni francesi, il quotidiano Libération sia uscito con il titolo “Faites ce que vous voulez, mais votez Macron” (Fate ciò che volete, ma votate per Macron). Un’evidente parafrasi di Aleister Crowley, che nel XX secolo si proclamò l’Anticristo e la Bestia 666: “Do what thou wilt shall be the whole of the Law” (Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge). In altre parole, le folle sottomesse dovrebbero votare per Macron non per un particolare motivo, non per le sue idee e virtù, ma semplicemente perché questa è la legge imperativa dell'élite dominante. E l’élite mostra un disprezzo così evidente per le masse sottomesse che non si preoccupa nemmeno di sedurle con promesse irrealizzabili: “votate Macron, questo è un ordine e non c’è niente da discutere”. Votate e poi sarete liberi. Deplorables. E questo è tutto.

In Italia, dove la maggioranza netta della popolazione ha votato per la destra populista della “Lega” o per la sinistra populista dei “Cinque stelle”, insieme questi partiti sono riusciti a creare il primo governo populista nella storia europea.

EVOLA, IL POPULISMO E LA QUARTA TEORIA POLITICA

L’essenza della verità è di tipo sacro. Oggi domina il nulla, ma non è possibile che il nulla esista. Il nulla è solo una forma esteriore, al cui interno arde il sacro. È proprio quando è saltata la trasmissione regolare delle forme del sacro che appare quello che io chiamo Soggetto radicale. E qui torniamo all’Uomo differenziato, che oggi è forse addirittura più importante della Tradizione stessa. Forse la Tradizione è scomparsa proprio per cedere il passo al Soggetto radicale. Da questo punto di vista, paradossalmente il tradizionalismo oggi è più importante della stessa Tradizione. Tutte queste idee, dedotte da Cavalcare la tigre, non implicano ovviamente la restaurazione di ciò che fu, ma la scoperta di aspetti che nel passato nemmeno esistevano.

IL MOMENTO DECISIVO

La guerra fredda è stata lo scontro tra due campi ideologici. Ora non c'è più una chiara distinzione nel campo dell'ideologia, ma piuttosto tra due versioni della stessa democrazia liberale: avanzata nel caso degli Stati Uniti e dell'Ue e in via di sviluppo nel caso della Russia. Di conseguenza si potrebbe presumere che la tensione debba ridursi notevolmente. Ma non è ciò che accade. Quindi  dobbiamo cercare la ragione delle crescenti tensioni in altri campi oltre l'ideologia. La più probabile delle ragioni della "nuova guerra fredda" è questa volta geopolitica.

Ma è legittimo chiedersi se la guerra fredda ideologica tra capitalismo e socialismo non fosse in realtà il momento di un contesto storicamente molto più ampio, la Grande Guerra dei Continenti.

Questa Grande Guerra dei Continenti è la base della comprensione geopolitica della storia: potenza del Mare contro potenza della Terra, Eurasia contro Atlantica. Se concordiamo sul questo, tutto diventa logico e chiaro. C'è la battaglia eterna tra due tipi di civiltà: la civiltà dinamica del Mare (progressista, mercantile) e la civiltà statica della Terra (conservatrice, eroica): Cartagine contro Roma, Atene contro Sparta.

 

Cari europei, liberatevi degli Usa e la Russia vi abbraccerà

La strategia e la filosofia dell’Eurasia si fonda sulla multipolarità. L’Eurasia non è un sinonimo di Russia. Indica il concetto del “grande spazio”, come inteso da Carl Schmitt, di civilizzazione. La Russia è un Paese. L’Eurasia è l’insieme di elementi culturali che esistevano prima della Russia. Quando i russi pensano in termini di civilizzazione nella sua pluralità, con riferimento al tempo, allo spazio, all’uomo, possiamo valorizzare e riconoscere anche altre culture, nel rispetto e nella diversità. L’eurasiatismo è una filosofia contrapposta al globalismo, all’atlantismo, all’universalismo liberale occidentale della modernità e post-modernità.

Siria sotto attacco: prime analisi

I primi attacchi aerei missilistici di Stati Uniti, Regno Unito e Francia sono stati piuttosto improvvisati e di natura simbolica.

Le forze iraniane, russe e di Hezbollah non sono state attaccate. Assad non ha sofferto strategicamente. L'opposizione siriana, che si aspettava molto di più, non ha ottenuto alcun serio vantaggio. A Damasco si svolgono dimostrazioni di massa a sostegno di Assad.
I commentatori russi hanno sottolineato come la Francia stessa non abbia lanciato alcun missile - tutti quelli lanciati appartenevano alle forze militari britanniche e americane.

A giudicare dal fatto che tutti i missili sono stati lanciati su bersagli distanti dalla posizione dei soldati russi, sembra che la linea di Mattis abbia vinto negli Stati Uniti, contrariamente a quella di Bolton, che ha insistito per attaccare direttamente gli iraniani e i russi.
Anche Israele ha insistito su quest'ultimo approccio.

DONALD TRUMP: LA PALUDE E IL FUOCO

"La Palude" sta per diventare il nuovo nome della setta globalista: gli adepti della società aperta, i maniaci LGBT, l'esercito di Soros, i post-umanisti e così via. Bonificare la palude non è un imperativo categorico solo per l'America. Si tratta di una sfida globale per tutti noi. Oggi ogni popolo ha la sua "Palude" che lo opprime. Noi, tutti insieme, dobbiamo dare il via alla lotta contro la Palude russa, la Palude tedesca, la Palude italiana eccetera. E' arrivato il momento di liberare le nostre società dall'influenza della Palude. Piuttosto che combattere tra di noi, proviamo a bonificarla insieme. Scaricapalude di tutto il mondo, unitevi!

L'altra questione cruciale è che l'anti-americanismo è giunto al capolinea. Non che fosse una posizione sbagliata, anzi: però oggi sono gli stessi americani ad aver dato il via alla rivoluzione contro quegli aspetti dell'americanismo che tutti noi abbiamo detestato. Ora le classi dirigenti europee, come anche una parte delle élites russe (tutt'ora liberali), non possono essere imputate come prima di essere troppo filo-americane. A questo punto bisogna accusarli semplicemente di ciò che sono: una banda di corrotti, perversi, avidi bankster, distruttori di culture, traizioni ed identità. Soltanto così potremo prosciugare la palude europea. Basta con Hollande, Merkel e Bruxelles, l'Europa agli Europei! Soros e la sua setta dovrebbero essere pubblicamente condannati come criminali. 

VERSO UNA GRANDE GUERRA

In verità già siamo in guerra. Una guerra innescata dal conflitto tra due civiltà: la terra della civiltà, oggi rappresentata dalla Russia, e il mare della civiltà, ora rappresentato dagli Stati Uniti.
E’ un conflitto che si ripete nella storia. Gli antagonisti sono due sistemi: l’uno si basa sul commercio, l’altro sul valore dell’uomo; così fu con Cartagine contro Roma, con Atene contro Sparta.
In determinate epoche storiche questo conflitto raggiunge momenti di estrema tensione. Siamo di nuovo in questa fase. Siamo sull’orlo della guerra, di una guerra fatale perché può diventare l’estrema battaglia delle nostre vite. I due grandi avversari – gli Stati Uniti e la Russia – sono potenze nucleari e una guerra tra loro è destinata a coinvolgere tutte le nazioni della Terra. Può determinare la fine dell’umanità. Questo, naturalmente, non è sicuro, ma non può essere affatto escluso.

L'UCRAINA TRA RADICI RUSSE E INFLUSSI POLACCO-OCCIDENTALI

 I futuri ucraini e bielorussi sarebbero invece perlopiù divenuti servi della gleba della nobiltà polacca. Questi popoli contadini non svilupparono una cultura scritta di alto livello sino all'Ottocento. Una volta reintegrati i territori ucraini nella compagine statale russa, l'identità originaria venne ripristinata. Questa, perlomeno, la visione russa, talvolta in contrasto con una percezione nazionalista ucraina. Quest'ultima identità è tuttavia molto recente – si sviluppa nel corso dell'Ottocento – e risponde ad esigenze di decentramento locale e pluralismo che, dopo alcune indubbiamente gravi repressioni, vennero riconosciute dall'URSS, in nome di una ideologia federalista. La struttura statale dell'Ucraina sorge così solo nel 1922, quale Repubblica socialista. Essa non comprendeva la Crimea, che rimase parte della Russia fino al 1954, con la donazione simbolica da parte di Chruščëv. 

L'Ucraina aveva inoltre paradossalmente una maggioranza linguistica russa.Anche la questione etnica è complessa. Aldo Ferarri ha rilevato come non sia semplice operare distinzioni all'interno dei tre gruppi che costituiscono gli slavi orientali, così simili sotto un profilo genetico, linguistico – l'ucraino e il russo sono simili, molti ucraini parlano addirittura meglio russo ed è anche sorto un dialetto che mischia le due lingue – e religioso – ucraini e russi sono entrambi ortodossi (anche se nell'occidente dell'Ucraina è presenta la Chiesa uniate, ovvero una Chiesa dell'Oriente europeo tornata in comunione con la Santa Sede). Numerosissimi, poi, i matrimoni misti, che rendono la distinzione fra russi e ucraini non più semplice di quella fra emiliani e romagnoli – secondo un paragone dello stesso Ferrari.

Intervista ad Aleksander Dugin

“Dopo la presa di Slaviansk da parte degli ucraini, la guerra tra Russia e Ucraina è inevitabile. E Vladimir Putin si trova nella fase più critica di tutta la sua storia politica. A seconda di come agirà, ne andrà di mezzo il suo futuro e soprattutto il futuro della Russia e, lasciatemelo ribadire, anche di voi europei”.

Parla in maniera pacata e riflessiva, Aleksandr Dugin, ma le sue parole sono pietre. Anzi, proiettili. Il professore dell’Università di Mosca, politologo e scrittore molto influente nei circoli culturali vicini al potere russo, ha trascorso qualche giorno tra Milano e il Trentino, ospite di due convegni organizzati dall’Associazione culturale Lombardia Russia e dal think tank “Il Nodo di Gordio” e all’alba di sabato scorso è stato svegliato da una telefonata proveniente da suoi amici di Donetsk.“Slaviansk è caduta, si tratta di una notizia terribile, una vera catastrofe, soprattutto dal punto di vista simbolico e psicologico”, ci ha detto, mentre la luce del sole alpino illuminava la sala del convegno.

«Ucraina, la guerra è inevitabile»

Perché lei è convinto che l'attuale ordine mondiale (o disordine, se preferisce) è destinato a finire? «Perché la geopolitica è una scienza esatta. Ciò che inizia, ha una fine. Siamo entrati nella fase terminale dell'attuale scenario e quello che verrà dopo sarà inevitabilmente uno scenario multipolare: non ci sarà solo più una superpotenza egemone o che vuole esserlo a tutti i costi, ma più potenze mondiali che avranno influenza su differenti aree geografiche del globo. Come ha detto anni fa il filosofo francese Alain De Benoist, io non credo alla fine del mondo, ma sono certo che siamo alla fine di "questo" mondo».

Uniti dall’odio

Prof. Dugin, i media mainstream e le dirigenze politiche occidentali descrivono la recente situazione in Ucraina come un conflitto tra l’alleanza dell’opposizione democratica e liberale pro-europea e un regime autoritario con un dittatore come presidente. È d’accordo?
Dugin: Conosco tale storia e ritengo che questo tipo di analisi sia totalmente sbagliato. Non possiamo dividere il mondo di oggi come nella Guerra Fredda. Non c’è un “mondo democratico” che si erge contro un “mondo antidemocratico”, come molti media occidentali riportano.

Cosa farà la Russia?

 È iniziata con la seconda guerra in Cecenia (1999-2009). La Russia era sotto la pressione di attacchi da parte dei terroristi Ceceni e del possibile separatismo nel Caucaso settentrionale. Putin dovette capire che tutto l’occidente, gli Stati Uniti e l’Unione Europea appoggiarono i separatisti Ceceni e i terroristi islamisti che combattevano contro l’esercito Russo. Questo si sta ripetendo oggi in Siria e si è ripetuto ieri in Libia.  L’Occidente ha dato alle guerriglie Cecene supporto, e questo fu il momento della rivelazione del nuovo conflitto tra potere terrestre e potere marino. Con Putin, il potere terrestre si è riaffermato. Il secondo momento della rivelazione fu l’Agosto 2008, quando il regime filo-occidentale di Sakashwili attackò Zchinwali nell’Ossezia del Sud. La guerra tra la Russia e la Georgia fu il secondo momento di rivelazione.

L’occupazione è occupazione

Non possiamo rispondere a questa importante domanda senza precisazioni storiche. Prima di tutto, la Germania ha perso la Seconda Guerra Mondiale. Nel maggio 1945 c’è stata la resa incondizionata delle forze armate tedesche. La risposta alla totale sconfitta della guerra è stata la completa occupazione da parte delle due potenze maggiori – gli Usa e l’Unione Sovietica. Washington e Mosca non erano solo le potenze maggiori alla fine della guerra; rappresentavano inoltre le due fazioni ideologiche del dopoguerra. Le provincie della Germania orientale, infine anesse dalla Polonia e dall’Unione Sovietica, e la Germania centrale erano occupate dall’esercito Sovietico; la Germania occidentale dall’esercito statunitense e dai suoi alleati, il Regno Unito e la Francia. La Germania era stata divisa dalle forze di occupazione. Nessuna zona della Germania era libera. Parlando francamente, un’occupazione è un’occupazione. Non ci sono dei gradi di occupazione. Con l’ideologia della Guerra Fredda presente su entrambi i lati della Germania occupata, il volto dell’occupazione cambiò. I tedeschi nella DDR furono educati all’idea che l’Unione Sovietica li avesse liberati dal Nazismo e che ora fossero “liberi”. L’occupazione sovietica era considerata nella scuole e nell’educazione come la garanzia della “libertà ed indipendenza”. Lo stesso fenomeno lo vediamo nella DRD, dove l’occupazione delle forze Anglo-Sassoni rieducò la popolazione. Lì ai tedeschi veniva insegnato che furono le potenze occidentali a liberali nel 1945 e che protessero la loro “libertà è democrazia” contro la “minaccia comunista” dall’Est. Ma né i tedeschi della DDR né quelli della DRD erano liberi e sovrani, erano invece ancora occupati.

Gli interessi e i valori della Russia dopo il conflitto georgiano

Dopo gli eventi che di Tskhinvali, la capitale dell’Ossezia del sud, e il conflitto Russo-Georgiano si è levata, all’interno della stampa occidentale, una nuova ondata di discussioni concernente gli interessi ed i valori. La propaganda essenzialmente si è comportata secondo le leggi della guerra, lasciandosi andare ad ogni sorta di esternazioni pur di diffamare la Russia e demonizzare il suo comportamento in Georgia, presentando dall’altro lato, un’immagine di Saakashvili nel ruolo della vittima. Tuttavia, attraverso il flusso della guerra d’informazioni, sono emerse anche alcune questioni legittime. Per esempio sono stati offerti tentativi di analizzare il conflitto osseto-georgiano attraverso raffronti con la situazione in Jugoslavia o l’invasione degli USA in Iraq, che rappresentano una sorta di precedente. E nel contempo, sullo sfondo generale dell’isteria antirussa, si sono fatte sentire le prime voci che hanno sollevato la questione inerente all’equilibrio degli interessi e dei valori. Cogliendo i retroscena della situazione, questo è quanto emerso dal dibattito non appena la tensione della propaganda bellica unitamente alla sua disinformazione e ai suoi stereotipi, improntati sulla denigrazione frontale del nemico, hanno iniziato ad attenuarsi. Posto che sia così, analizzando gli eventi, in che modo la determinazione della Russia ha influenzato in Georgia l’equilibrio degli interessi e dei valori?

Credo che G8 e una struttura imperialista

Professor Dugin, alcuni analisti politici hanno sostenuto che quello dell'Aquila potrebbe essere l'ultimo summit formato G8. Sempre secondo tale opinione, d'ora in poi si dovrà sempre parlare di G20, non solo da un punto di vista formale ma anche sostanziale imposto dal cambiamento dei rapporti di potere, di peso economico e di strategie geopolitiche. Lei si trova d’accordo con tale tesi?

Credo che G8 e una struttura imperialista e deve essere guardata come tale. Non credo che la Russia deve stare qui, deve ne uscire. Non penso che con i paese occidentale e soprattutto Stati Uniti si puo parlare con estorto dalla parte delle altri paese nel qualcuno contesto delle organizzazione internazionale. Sarrebbe meglio organizzare i gruppi delle state diversae per confrontare insieme la politica imperialista delle Stati Uniti.