Oltre Eurasia e Atlantico: Europa

In quest’ottica la Federazione Russa propone l’integrazione strategico-economica della regione eurasiatica (identificata nella zona centroasiatica dai teorici dell’eurasiatismo e del neoeurasiatismo) accompagnata da un contenimento del fenomeno indipendentista; la Turchia ritorna ad una politica neo-ottomana, favorita dalla presidenza Erdogan, rinnegando fattualmente l’influenza politica che la rivoluzione dei Giovani Turchi ha esercitato su di essa per più di un secolo e tornando in conflitto con gli interessi pan-arabi (in questo senso la strategia di appoggio alla destabilizzazione saudita ed occidentale del governo siriano è evidente); la Cina estende sempre più incessantemente la sua influenza sul Mar Cinese Meridionale, sanando da un lato la ferita aperta con Taiwan attraverso una integrazione morbida nei propri spazi d’influenza e commerciali, entrando in conflitto invece con gli interessi di Vietnam e Filippine che, subodorando la grande strategia cinese, oppongono ad essa un montante orgoglio nazionale; per l’Europa, invece, sembra mancare la visione d’insieme. Non si è in grado, pare, di pianificare una necessaria politica volta al conseguimento dei propri interessi sul globo, il che significa, d’altro canto, poter affermare e salvaguardare la propria visione del mondo, un retaggio culturale millenario che, in relazione continua con quello asiatico, arabo o africano (e frequentemente non distinto nettamente da essi), è da sempre stato faro di civiltà per i Popoli.

Henry Corbin: l'Eurasia come concetto spirituale

“Sottolineare e ribadire le connessioni, le linee di forza che sottendono la trama del concetto spirituale di Eurasia, dall’Irlanda al Giappone”: a questa preoccupazione di P. Masson Oursel, che ispira un programma abbozzato nel 1923 con la Philosophie comparée e proseguito nel 1948 con La Philosophie en Orient, Henry Corbin (1903-1978) attribuisce un “particolare valore”. Trascendendo il livello delle determinazioni geografiche e storiche, il concetto di Eurasia viene a costituire la "metafora dell'unità spirituale e culturale da ricomporre al termine dell'età cristiana ed in vista dell'oltrepassamento degli esiti di questa" Tali sono, quanto meno, le conclusioni di uno studioso che nell'opera corbiniana ha evidenziato le indicazioni idonee a fondare "quella grande operazione di ermeneutica spirituale comparata, ch'è la Cerca d'una filosofia - anzi: d'una sapienza - eurasiatica". In altri termini, la stessa categoria geofisica di "Eurasia" altro non sarebbe che la proiezione di una realtà geosofica connessa all'Unità originaria, poiché "l'Eurasia è, nella percezione interiore, nel paesaggio dell'anima o di Xvarnah ("Luce di Gloria", nel lessico mazdaico), la Cognitio Angelorum, l'operazione autologica dell'Anthropos Téleios; o anche, infine, l'unità fra Lumen Naturae e Lumen Gloriae. Di qui la possibilità d'accostare l'Eurasia interiore alla conoscenza immaginale della Terra come Angelo".

Esploratori dello spirito eurasiatico/Scontro di civiltа o sinergia euro-islamica?

R. - Affermando che dai "medaglioni" contenuti in questo libro emerge chiara l'unitа del Continente eurasiatico, lei ha individuato correttamente lo scopo del libro. Proseguendo un tentativo giа iniziato da tempo e documentato da libri come Imperium e L'unitа dell'Eurasia, ho cercato di mostrare come la varietа delle forme di cultura nate e fiorite nel nostro Continente manifesti una vera e propria continuitа geoculturale, dall'Irlanda al Giappone. Con Esploratori del Continente il tentativo si articola attraverso i profili di personalitа intellettuali che hanno operato in diversi campi: nella filosofia, nell'orientalistica, nella storia delle religioni e nella storia dell'arte.

Nemico sia delle astrazioni mondialistiche sia del "carnevale nazionalista", Friedrich Nietzsche и senza dubbio una figura esemplare di quella razza d'uomini che egli stesso definiva come "buoni Europei". Tuttavia l'orizzonte geoculturale del grande Inattuale non era imprigionato fra l'Atlantico e gli Urali, tant'и vero fin dalla Nascita della tragedia egli afferma la complementaritа dell'Europa e dell'Asia, mentre in Al di lа del bene e del male possiamo leggere che l'Europa non и se non una "penisoletta avanzata" dell'Asia. Se in un libro uscito in Francia parecchi anni fa mi ero soffermato in particolare sull'interesse di Nietzsche per l'Islam ("religione affermativa" da lui contrapposta al cristianesimo), adesso ho completato il giro d'orizzonte effettuato da Nietzsche sul paesaggio spirituale eurasiatico, mostrando come nella sua opera si manifestino influenze provenienti dalla Persia e dall'India.

Giuseppe Tucci

Raniero Gnoli, che di Giuseppe Tucci (1894-1984) fu allievo devoto, commemorando il maestro scrisse di lui che l'idea di "una koinй culturale estendentesi dai paesi affacciati sull'Oceano Atlantico fino a quelli lambiti dal mar della Cina lo accompagnт per tutta la vita, tanto che, poco prima di morire, ancora insisteva coi suoi colleghi italiani e stranieri sulla necessitа ed importanza di una concezione che non vedesse piщ Oriente ed Occidente contrapposti l'un l'altro, ma come due realtа complementari ed inseparabili"1. Lo stesso Gnoli ricorda che Tucci considerava le terre del continente eurasiatico come le sole in cui, "per misterioso privilegio o mirabile accadimento del caso, l'uomo elevт le architetture piщ solenni del pensiero, le fantasie piщ nobili dell'arte, il lento tessuto della scienza, quei tesori di cui oggi l'umanitа tutta partecipa, arricchendoli o corrompendoli

L'Eurasia e l'Ungheria

C. M. - In seguito all'approvazione della nuova Costituzione, forze ideologiche e politiche sostenute dal potere bancario occidentale hanno intentato un vergognoso processo contro l'Ungheria, alimentando nel suo popolo sentimenti euroscettici o addirittura eurofobici. Questa situazione potrebbe indurre gli Ungheresi a rivolgere altrove il proprio sguardo, tant'и vero che il "Washington Post" ha ipotizzato che l'Ungheria possa diventare un avamposto della Russia. In ogni caso, all'Ungheria si presenta oggi la possibilitа di instaurare un rapporto costruttivo con quel nucleo eurasiatico che, nato dall'accordo russo-bielorusso-kazako, presto si estenderа alla confinante Ucraina. Paese reietto in un'Unione Europea indegna di questo nome, l'Ungheria potrebbe svolgere il ruolo di avanguardia europea nella costruzione di un nuovo ordine eurasiatico.

La fortuna di Heidegger in Oriente

Nel 1977 Hans Georg Gadamer notava come Was ist Metaphysik?, la prolusione tenuta da Heidegger a Friburgo in Brisgovia nel 1929, avesse avuto una vasta risonanza fuori dalla Germania e come il pensiero heideggeriano fosse rapidamente penetrato in aree culturali ascrivibili all’Oriente. “È assai rivelativo – scriveva Gadamer – che siano state tanto immediate le traduzioni in giapponese e persino in turco, in lingue cioè che non rientrano nell’area linguistica dell’Europa cristiana. Sembra pertanto che il tentativo heideggeriano di pensare oltre la metafisica abbia riscontrato una precipua disponibilità alla sua ricezione proprio dove la metafisica greco-cristiana non orientava tutto il pensiero come suo sfondo naturale”.

Tre anni più tardi un ex allievo persiano di Heidegger, Ahmed Fardid (1909-1994), diventava l’elemento di spicco di un organismo fondato dall’Imam Khomeyni, il Consiglio Supremo per la Rivoluzione Culturale Islamica, e costituiva il punto di riferimento di un gruppo di intellettuali che si richiamava esplicitamente al pensiero heideggeriano e si contrapponeva al gruppo dei “popperiani”.

Il convegno “Tradizione e Ortodossie”

Si è svolto venerdì scorso, 26 ottobre, a Torino, il convegno “Tradizione e Ortodossie”, organizzato dall’associazione culturale e politica Millennium, nei locali del Centro Culturale Italo-Arabo Dar al-Hikma di Via Fiocchetto 15. La conferenza vera e propria, preceduta e seguita da momenti conviviali di confronto e discussione tra gli intervenuti, ha visto la presenza di relatori di fama internazionale, ed è stata moderata da Alberto Lodi, dell’Università di Pavia. C’è stata una discreta partecipazione di pubblico, specie da parte dei membri della Comunità Religiosa Islamica. Il primo intervento (“Tradizione e postmodernità”) è stato affidato a uno dei più influenti filosofi russi contemporanei, il Prof. Aleksandr Dugin, docente all’Università Nazionale del Kazakistan "Lev Gumilëv" e principale esponente dell’eurasiatismo. Rifacendosi al pensiero tradizionalista, egli ha parlato del ruolo della Tradizione religiosa e spirituale come linea di resistenza nei confronti della modernità. Quest’ultima avrebbe superato ormai la sua fase rigida, materialista e atea – chiamata con il termine alchemico “coagula” –, e si troverebbe ora nella fase liquida, dissolutiva e libertaria – il “solve”, in termini alchemici – ossia il cosiddetto periodo postmoderno. In quest’epoca, si assiste ad un risveglio religioso, la cui apertura però spesso non avviene verso l’alto, verso il divino, bensì verso il basso e le forze infere. Perciò occorre il discernimento degli spiriti, per saper distinguere tra le forme tradizionali di religiosità, invece quelle deteriori e diaboliche.

L’UNITÀ DELL’EURASIA NELLA PROSPETTIVA DI FRIEDRICH NIETZSCHE

Di fronte ad un’Europa che ha santificato il “principio delle nazionalità”, per cui la stessa Germania identifica il Reich – l’Impero – con lo Stato tedesco, Nietzsche si riconferma ancora una volta come il grande Inattuale. Infatti, se da un lato egli respinge come fenomeno didécadence le astrazioni mondialiste, dall’altro vede nel piccolo nazionalismo, “questa névrose nationale, di cui l’Europa è malata”, la manifestazione di una “piccolapolitica” che rischia di “mantenere in eterno la divisione d’Europa in stati minuscoli”. Alla “piccola politica” nazionale Nietzsche oppone una “grande politica”, la politica europea: “Noi siamo, in una parola – e deve essere, questa, la nostra parola d’onore! – buoni Europei, gli eredi dell’Europa, i ricchi, stracolmi, ma anche negli obblighi, smisuratamente ricchi eredi d’un millenario spirito europeo”.

Questo spirito, lo spirito dell’Europa una, si è espresso nell’azione e nell’arte degli uomini più grandi del secolo, da Napoleone e Goethe fino a Wagner: “la vera direzione complessiva, nel misterioso lavoro della loro anima, fu quella di preparare la strada a questa nuova sintesi e di anticipare sperimentalmente l’Europeo dell’avvenire”. Attraverso di loro, ha parlato “la volontà che l’Europa ha di unificarsi“.

Propedeutica alla teoria politica

Ogni teoria politica si fondamenta sulla base di una concezione specifica dell’uomo, del mondo e dei suoi problemi. Per avallare quest’affermazione, bisogna tener presente che per i greci l’uomo è antthropos, che etimologicamente significa “colui che indaga su ciò che ha visto”, “colui che prende in esame”. Laddove per i romani l’uomo è homo che proviene da humus con il significato di “colui che è fermo sulla terra”, “il terracqueo”. Se proseguiamo avanti con quest’approssimazione etimologica possiamo spiegare il perché la filosofia era dei greci e il diritto dei romani, che sono le conquiste più genuine e specifiche da loro raggiunte.

OLTRE IL NAZIONALISMO, PER DIFENDERE IL “SOGGETTO” EUROPA

 D. Professor Mutti, è ormai impossibile interpretare il quadro politico italiano senza collegarlo agli equilibri continentali e globali. Dopo la parentesi del governo guidato dal tecnocrate Mario Monti, cosa si profila all’orizzonte nazionale? Resterà in piedi il sistema bipolare che ha caratterizzato gli ultimi vent’anni?

R. Il bipolarismo dell’ultimo ventennio italiano è tutto sommato formale, poiché costituisce essenzialmente la proiezione locale della coppia elettorale statunitense: l’Asino democratico e l’Elefantino repubblicano, due simboli che non a caso qualcuno avrebbe voluto introdurre anche nell’iconografia partitica della colonia Italy. Si potrebbe parlare di un bipolarismo autentico, solo se in Italia e in Europa prendesse forma, in alternativa al “partito americano” e alle sue correnti interne di sinistra e di destra, una forza politica schierata a difesa della sovranità europea e capace di inserirsi in un panorama internazionale ormai segnato dalla crisi dell’unipolarismo statunitense e dall’emergere di nuovi soggetti continentali.

il neoeurasiatismo in dieci antitesi

Secondo Dugin il neoeurasiatismo si articola in dieci antitesi:

1 Spazio VS tempo
2 Pluralismo inclusivista VS universalismo esclusivista
3 “Le” civiltà VS “la” civiltà
4 Integrazione regionale VS globalizzazione globale
5 Non-modernità (tradizione e postmodernità) VS la modernità
6 Persona VS individuo
7 Multipolarità VS unipolarità e non-polarità (“società aperta”)
8 Non-liberalismo VS liberalismo
9 Anticapitalismo VS capitalismo
10 Relativizzazione dell’Occidente VS Occidente quale paradigma normativo.

"TERRA VERDE" : L'AMERICA

Nel proseguire il tema che abbiamo iniziato a trattare negli articoli Continente Russia e L'inconscio dell'Eurasia, vorremmo adesso studiare nelle sue linee generali la missione del continente americano dal punto di vista della geografia sacra. Il ruolo degli Stati Uniti, l'ultima superpotenza rimasta ormai al mondo, appare oggi centrale nella geopolitica globale. A partire dalla fine dei XIX secolo, un continente marginale, che sino ad allora aveva rappresentato null'altro che una provincia secondaria del Vecchio Mondo, dell'Europa, diviene progressivamente un gigante politicamente e culturalmente autonomo, finché, dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti si propongono come universale modello paradigmatico tanto per gli stessi paesi, europei quanto per l'Asia. Il significato dell'America cresce incessantemente, si diffonde un insieme di criteri intellettuali, culturali. psicologici e persino filosofici collegati all'America che va ben al di là dei suo influsso economico e militare. Diviene evidente l'esistenza di una «America mitologica», di una «America come concetto», di una «America come idea dell'America». E noi siamo profondamente convinti che, se una simile «idea dell'America» ha potuto radicarsi nella coscienza geopolitica universale ed entrarvi come qualcosa di «neo-sacrale», devono esservi state delle importanti ragioni, connesse con l'inconscio collettivo dell'umanità, e con quella segreta geografia continentale che affonda le sue radici nei millenni ed il cui ricordo continua a vivere negli archetipi psichici. Il presente articolo si prefigge precisamente di esaminare il significato profondo dell'America come «continente interiore». 

ULISSE, ALESSANDRO E L'EURASIA

Qualche tempo fa rileggevo il canto XXVI dell'Inferno di Dante (il celebre canto di Ulisse).  Come probabilmente ricorderete, a un certo punto l'Ulisse dantesco rievoca il discorso con cui egli esortò i suoi compagni di navigazione a varcare le Colonne d'Ercole:  "O frati, dissi, che per cento milia - perigli siete giunti all'occidente (...)".  
Sforzandomi di intravedere qualcosa di quel senso allegorico che, per espressa dichiarazione di Dante, si trova celato dietro il senso letterale, ho azzardato questa congettura:  l'Occidente evocato da Ulisse nell'"orazion picciola" probabilmente non si esaurisce nell'accezione spaziale e geografica della parola "Occidente", che designa il luogo del "Sole che muore" (Sol occidens), il luogo  in cui termina il cosmo umano e inizia il "mondo sanza gente", il regno della tenebra e della morte.  
E' invece probabile che l'Occidente dantesco, data la polivalenza del simbolo, indichi anche una fase temporale, cosicché un senso ulteriore del discorso di Ulisse sarebbe che i suoi compagni, in quanto "vecchi e tardi", sono giunti "a l'occidente" della loro vita, cioè in prossimità della morte.  
E siccome essi rappresentano l'umanità europea, come non intendere, simultaneamente, che l'Europa doveva arrivare  -  e vi sarebbe effettivamente arrivata proprio all'epoca di Dante, agli inizi del Trecento  -  in prossimità di quella fase storico-culturale che, secondo quanto ha detto René Guénon, "ha rappresentato in realtà la morte di molte cose"?

DAL CUORE D’AMERICA A QUELLO D’EURASIA

E’ passato quasi un mese dall’azione dei martiri-suicidi contro le “Torri gemelle” e il Pentagono; 
cioè contro il cuore economico e quello militare strategico degli Stati Uniti d’America ed  è alfine scattata la promessa risposta contro i presunti finanziatori e mandanti della più clamorosa operazione contro la superpotenza imperialista. 
L’attacco americano all’Afghanistan, richiesto a gran voce dall’opinione pubblica americana e voluta dal governo per placare la sete di sangue e vendetta degli sconvolti cittadini in piena isteria nazional-sciovinista, comincia comunque a delinearsi chiaramente, se non nelle sue linee e metodologie direttive d’attacco,  perlomeno nei suoi obiettivi strategici e geopolitici a medio e lungo termine.  
Il paradosso dell’operazione consiste semmai nel fatto che la più grande potenza militare e atomica della storia, dotata di bombardieri “invisibili”, missili a guida laser, satelliti e ogni tipo di arma di distruzione di massa, non abbia obiettivi definiti da colpire, salvo l'aeroporto , contro uno dei paesi più poveri e disastrati della Terra, già ridotto ad un cumulo di macerie da 22 anni di guerre interne ed esterne, nonché da un rifiuto della moderna tecnologia delle comunicazioni che proprio nel contesto attuale si rivela provvidenziale per il paese degli integralisti talebani. 

L'ERA POST-LIBERALE IN RUSSIA

Viviamo in un periodo di mutamenti epocali. Fine del millennio, fine del secolo, fine  dell'era ideologica. Tutte linee di confine globali, che ci sfidano a trovare risposte globali, riflessioni su vasta scala. Tuttavia, nella più ristretta cerchia della nostra vita sociale russa, il consueto volte-face sta avvenendo. Per significato e conseguenze, sarà qualcosa di assolutamente paragonabile alla perestrojka e alla "democratizzazione". Sul piano ideologico, la perestrojka fu il periodo di transizione dalla tarda società Sovietica, nominalmente socialista, e il modello liberaldemocratico. Il termine "post-perestrojka"è stato impiegato per descrivere quel modello politico, ideologico e culturale che fece la sua comparsa a seguito della radicale rottura con il passato Sovietico e l'instaurazione 
di un sistema di mercato capitalista occidentale in Russia. 

La "post-perestrojka" ebbe inizio dopo l'agosto del 1991, ed è durata fino ad oggi. 1991-1998. Questa è l'epoca della fase post-Sovietica, liberale e democratica della moderna storia russa. Ideologicamente, l'essenza del momento attuale consiste nel fatto che la "post-perestrojka" sta rapidamente volgendo al termine. Il tempo del 
liberalismo russo si avvicina alla fine. Ci troviamo alle soglie di una realtà culturale e ideologica completamente nuova, altrettanto differente dai precedenti anni di "Eltsinismo" quanto lo "Eltsinismo" stesso differiva dall'epoca Sovietica. Sin da ora è possibile trarre alcune conclusioni sulla struttura della incipiente nuova epoca della 
storia russa. 

LE RADICI METAFISICHE DELLE IDEOLOGIE POLITICHE

Attualmente, nella sociologia, nelle scienze politiche e nelle discipline affini come la storia delle religioni, l'etnologia e l'antropologia (che negli ultimi tempi ha sottratto un certo spazio alla statistica e all'economia politica, regna il caos più completo per quanto concerne la definizione degli orientamenti ideologici fondamentali, quali possono essere il fascismo, il comunismo, il socialismo, la democrazia eccetera. Come se non bastasse il fatto che gli stessi comunisti, fascisti e democratici definiscono le loro posizioni in maniera confusa e spesso contraddittoria (il che è dovuto in gran parte a esigenze propagandistiche), l'eccessiva popolarità di cui gode la metodologia proposta dalla Nuova Sinistra ha provocato una confusione totale in questo campo, sicché «fascismo» è diventato sinonimo di «male assoluto», mentre «comunismo» (leggasi «libertà totale di desideri») è diventato sinonimo di «bene assoluto». D'altro canto, presso i democratici e i liberali centristi gode una grande fortuna un'altra formula. diffusa soprattutto dai sovietologi: «comunismo uguale fascismo». Se aggiungiamo altri fattori come la religione, il governo autoritario, le peculiarità nazionali o i cataclismi ecologici, allora le strutture logiche si sfasciano come un castello di cartapesta e le argomentazioni razionali cedono alle prese di posizione passionali, le emozioni, alle simpatie nazionali e personali e così via.

ASPETTI GEOPOLITICI DEL SISTEMA FINANZIARIO MONDIALE

Gli USA hanno incominciato a muoversi sistematicamente verso una posizione egemone nel mercato mondiale già a partire dal 1919. Secondo il belga Luc Michel (Nazionalismo economico contro l’economia mondiale, Elementy, n.4, 1993): 
    «I primi concorrenti che fu necessario superare furono gli Inglesi, la cui presenza politico-economica si estendeva sull’intero pianeta. Le operazioni degli Americani si succedettero l’una all’altra. Le basi militari inglesi sparirono dalle Bermude, Giamaica, Antigua, Bahamas, St.Lucia e St.John’s, ed al loro posto apparvero basi militari americane. Anche in Islanda e Groenlandia fecero la loro comparsa gli americani, sebbene in precedenza questi paesi si trovassero entro la sfera di influenza inglese. Gli USA concessero all’Inghilterra enormi crediti (gli interessi sui quali erano già somme favolose), ricevendone l’accesso alle sfere finanziarie e commerciali chiave. Consolidamento dell’alleanza politica con il Canada, controllo sui capitali inglesi collocati presso imprese americane, infiltrazione a Singapore, nella costa occidentale dell’Africa e fino al Golfo Persico (isola del Bahrein)… La vicenda arrivò persino ad una inaudita interferenza negli affari di uno stato sovrano — il rappresentante del presidente Roosevelt, Harry Hopkins, presenziava alle sessioni riservate del gabinetto ministeriale inglese. 
   Il processo di “decolonizzazione, stimolato dagli Stati Uniti,  fu in realtà la via dell’instaurazione dell’egemonia continentale Americana.

CONTINENTE RUSSIA

 «I continenti hanno un significato simbolico che è legato tanto a stereotipi culturali che a esperienze vissute: l'Europa non ha lo stesso significato per un Europeo che vi vive, per un Americano che la visita, per un Africano che se ne emancipa, per un Australiano, ecc. Tuttavia gli stereotipi continentali non sono rimasti puri e semplici prodotti culturali, scaturiti da una conoscenza più o meno vera, da un'emotività più o meno viva, da una conoscenza più o meno netta: essi sono penetrati fino nell'inconscio con un'enorme carica di affettività e ne riemergono tramite i sogni o le reazioni spontanee, spesso apparentati a un razzismo che resterebbe altrimenti ignoto. Allora il continente non rappresenta più, in realtà, una delle cinque parti dei globo, ma un mondo di rappresentazioni, di passioni e di desideri; per esempio, il dottor Verne ha ben mostrato, analizzando il sogno di una sua paziente, che l'Asia non era per lei il ricordo, il fine o il desiderio di un viaggio intercontinentale, ma che quel continente “rappresentava il ritorno al sacro, il mondo dell'assoluto, il mistero del trapasso, la via dell'unicità portatrice del messaggio del vero e del reale”. L'Asia diventava un continente interiore, come l'Africa, l'Oceania, l'Europa, la cui interpretazione simbolica varia da soggetto a soggetto. Questa dimensione interiore può collegarsi a qualunque luogo, città, paese, ecc., l'importante è sapere ciò che significano per ciascuno le immagini, le sensazioni, i sentimenti, i pregiudizi di cui è portatore e che costituiscono tutta la verità soggettiva del simbolo. La geografia integra nella sua totalità la geosociologia, la geocultura e anche la geopolitica». 
    Qui termina la spiegazione dei termine «continente» estrapolata dal Dizionario dei Simboli scritto da Jean Chevalier e Alain Gheerhrant. Ci permettiamo di riprodurre questa estesa citazione nella sua integrità, poiché il suo contenuto coincide in maniera impressionante con il tema dei presente lavoro, determinando dall'inizio il piano sul quale si svilupperà il nostro studio. 

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